Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Guerra di nervi tra Turchia e Francia sulla Libia.

di Lorenzo Peluso

La Lega Araba ha chiesto oggi il ritiro di tutte le truppe straniere dalla Libia e l’apertura di colloqui di pace capaci di mettere fine al conflitto nel Paese. L’organizzazione si è riunita in video-conferenza su richiesta dell’Egitto. In un comunicato la Lega Araba ha espresso il suo “rifiuto” per “qualsiasi intervento straniero illegittimo” in Libia ed ha chiesto “il ritiro di tutte le forze straniere dal territorio della Libia e dalle sue acque territoriali”. Il rappresentante del Governo di accordo nazionale presieduto da Fayez al Sarraj, Saleh al Shemakhy, ha tuttavia espresso riserve sull’appello della Lega Araba, dichiarando che le forze straniere che sostengono l’esecutivo di Tripoli hanno contribuito a respingere “l’aggressione” delle forze del generale Khalifa Haftar. Due giorni fa Emmanuel Macronaveva denunciato il “gioco pericoloso” della Turchia in Libia, ritenendola una minaccia diretta per la regione e per l’Europa. “Penso che la Turchia stia giocando in Libia un gioco pericoloso, contravvenendo a tutti gli impegni presi durante la conferenza di Berlino”, ha detto il presidente francese al termine di un incontro all’Eliseo con l’omologo tunisino Kais Saied. Sabato era stato un portavoce turco ad attaccare “il sostegno” della Francia al generale Haftar. Nei giorni scorsi Ankara e Parigi erano arrivate ai ferri corti per un confronto navale acceso nel Mediterraneo, nell’ambito di un’operazione Nato in Libia. La Turchia è diventata il principale sostenitore internazionale del governo di unità nazionale di Tripoli (Gna), che all’inizio di giugno ha ripreso il controllo di tutta la Libia nord occidentale ritirando le forze del generale Khalifa Haftar. Le forze del Gna ora hanno come obiettivo la città costiera di Sirte (450 chilometri a est di Tripoli), località strategica ad est controllata dal maresciallo Haftar. Sabato, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, ha avvertito che qualsiasi avanzata del pro-Gna verso Sirte potrebbe portare a un intervento “diretto” dal Cairo.