Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Gli occhi dei bambini e l’Italia che ci rende orgogliosi

di Lorenzo Peluso, inviato in Kosovo. foto con diritto di copyright ©

Dakovica – Sono gli occhi grandi, profondi, pieni di sofferenza ma dignitosi, a raccontare la vita dei bambini nel villaggio di Bec, a pochi chilometri da Dakovica, nella zona est del Kosovo.

Bambini che vivono la vita dei grandi ancor prima di aver vissuto la vita dei bambini. Una vita di stenti, di fame, di sporcizia, di malattie. Una vita di promiscuità e di indifferenza che vede ogni giorno morire persino la speranza. Il loro sguardo però è pieno di dignità. Quando provi a guardare con maggiore attenzione all’interno di quella miserabile abitazione, allora lo sguardo dei bambini diventa pudico, nella consapevolezza, che quella non è una vita dignitosa. Eppure questa è l’amara realtà che li racchiude e trova un filo di speranza nella carità offerta dalle suore della casa accoglienza "della pace" dove vivono tre suore Basiliane. Suor Eleonora accoglie con un abbraccio i militari del contingente italiano del Multinational Battle Group West. "Siate i benvenuti" dice. Conosce bene l’Italia; prima di venire qui in Kosovo, nel 2000, quando ancora c’era la guerra, era stata dieci anni a Palermo, poi a San Costantino Albanese, in Basilicata. Ma è qui che ha trovato la concretezza della sua missione. "Questa casa parla italiano, i muri ed ogni cosa che voi vedete, sono il frutto della grande generosità e dell’amore che i militari italiani hanno per questa terra e per questi bambini" aggiunge Suor Eleonora. Un grande rispetto ed una profonda ammirazione per quello che il nostro Paese ha fatto in questa terra martoriata. Sul mezzo militare, il Caporal Maggiore scelto Guarnaccia ed il Capitano Greco provvedono a portare giù viveri e materiali di conforto per alcune famiglie Rom che vivono in questo villaggio. Non è carità; è solo un gesto d’amore per questi bambini meno fortunati. Bambini che poi si stringono intorno ai nostri militari; li sfiorano, li abbracciano. "I Rom non professano alcuna religione – sussurra Suor Eleonora – credono comunque in un Dio che chiamano Zot e festeggiano la figura di San Giorgio. Ma questo nulla ha a che vedere con la religione cristiana. Noi siamo rispettosi del loro modo di vivere provando a dimostrargli con la nostra opera quotidiana cos’è la fede cattolica". Ci salutiamo, ci stringiamo la mano. I bambini si avvicinano per un’ultima carezza. Poi saliamo sul mezzo militare. Nessuno ha voglia di dire nulla. Quello che abbiamo visto e quello che abbiamo ascoltato, racconta con pienezza quel pizzico di orgoglio che in ognuno di noi c’è quando sventola il Tricolore. E’ questa l’Italia degli italiani che ci rende orgogliosi.