Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Eugenio Di Donato, l’ingegnere zainetto in spalle che analizza il vivere in Sangue e latte

di Lorenzo Peluso

Ho sempre creduto che la vita non è null’altro che un insieme di coincidenze che si incastrano perfettamente nel più ampio disegno divino trasformando quella tela bianco latte in un mosaico perfetto di colori che variano tra sfumature ed intensità. In questo contesto inserisco anche l’incontro, del tutto casuale con Eugenio Di Donato. Seduto al tavolino di un bar, con l’aria di un curioso esploratore dell’essere umano. In attesa forse di una nuova ispirazione che gli confermi ogni suo pensiero a riguardo della logica del vivere. Questa mia impressione iniziale è stata poi confermata nel leggere, in modo vorace, il suo libro: Sangue e latte, un romanzo, uscito il 24 aprile scorso, che racconta una storia segnata da eventi drammatici, mancanza di comunicazione in un’epoca storica difficile. Il punto centrale è la necessità di trovare, dentro di se, la forza della reazione agli eventi traumatici del vivere, facendosi aiutare anche da un terapeuta. Sono storie di uomini che ripercorrono la loro vita, analizzano gli schemi imposti dalla società; analizzano la crescita fino a somatizzare il cambiamento. E’ un romanzo dove emerge la visione di un giovane che cresce in un paesino dell’Appennino abruzzese e che poi si confronta con la realtà sociale di una megalopoli. Non a caso Di Donato, originario di Castelli dove è cresciuto, in età matura si trasferisce a Milano dove si laurea in ingegneria. Qui per anni si occupa di fisica della materia e architettura delle molecole. Poi nel 2016 decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. In Sangue e Latte Eugenio Di Donato da voce a Ludovico Travagli che è il protagonista del romanzo. La morte del figlio Tiziano. E’ questo il nodo da dove parte  il percorso che una volta somatizzato porta al cambiamento. Una profonda regressione prima, al punto di mettere in discussione la persona stessa. Quindi la consapevolezza della sua vita e di tutto ciò che gli è passato accanto e che non ha vissuto. Lo stile conciso, chiaro e scorrevole della scrittura di Di Donato, è intrisa di parole che penetrano a fondo nell’anima del lettore. “Sang e latte” è l’augurio di prosperità che, anche nei paesini del Cilento, così come in Abruzzo, si fa ad ogni individuo al quale si augura «la nascita e la crescita». Dunque è questo il titolo, Sangue e latte di un romanzo che non lascia spazio all’inespresso, un racconto che si fa autoanalisi equilibrato di argomenti che interessano ogni singolo individuo. Ammetto, è stata una bella scoperta Eugenio Di Donato. 44 enne ingegnere ed ora scrittore che puoi incontrare per strada, al tavolino di un bar con il suo zainetto sulle spalle.