Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

E’ un mondo difficile …

di Lorenzo Peluso

Capita sempre più spesso, purtroppo. Molti attribuiscono la responsabilità al mondo social, dove si può sfogare ogni frustrazione, persino smentendo quello che in realtà si vive ogni giorno. Insomma, una sorta di vita parallela dove affermiamo di fare, di lottare, di impegnarci, per cause che meriterebbero davvero, solo non lo facciamo nella realtà, se non in quella virtuale. Si prendono anche i like in questo modo, ma non cambiano la sostanze delle cose. Ho sempre improntato il mio lavoro sulla necessità di vedere, di comprendere, di vivere le situazioni, i problemi. Sono stato sempre convinto che per raccontare i fatti del mondo, occorre andarci nei luoghi, parlare con le persone. Conoscerle, almeno provare a farlo. Così vivendo allora mi  sono imbattuto in storie drammatiche che ho provato a raccontare facendomi testimone oculare di vite emarginate. Mi sono appassionato ed ho provato a dare voce a donne che vivono in luoghi dove le condizioni di vita sono inimmaginabili. Ho incontrato donne in Afghanistan costrette a sposarsi in maniera forzata e spesso precoce. Ho compreso che sono il 60-80 per cento di coloro che vivono in questo paese. Ho conosciuto anche belle storie, come quella di Niloofar Rahmani che nel 2013 è diventata la prima donna pilota militare dell’aeronautica afghana. Ho compreso che vi sono luoghi come l’Afghanistan dove il tasso di analfabetismo femminile si aggira ancora tra l’84 e l’87%. Luoghi dove il 66% delle ragazzine tra i 12 e i 15 anni, non studia. Ho conosciuto luoghi dove il 50% delle donne è costretta a partorire in casa. Luoghi dove la mortalità materna è altissima. Ho incontrato e chiacchierato con donne capaci ed impegnate a trovare soluzioni a questo dramma. Ho raccontato la storia di Suraya Pakzad. Ho conosciuto e raccontato la storia di Maria Bashir, il procuratore generale di Herat, la donna più temuta dai talebani in Afghanistan. Di queste cose ho raccontato e racconto. Ho sposato questa causa, portare a conoscenza questo mondo che esiste ed è sconosciuto ai più. Non ho visto però in questi anni quella reazione che ci aspetterebbe da movimenti, consulte, organizzazioni, associazioni. Non ho visto quella reazione necessaria da parte di una società civile che evidentemente ha altri problemi. Non ho saputo di momenti di confronto e discussione promossi per esprimere solidarietà, vicinanza, aiuto a queste donne. Non ho saputo di iniziative a sostegno di questa causa. Ho incontrato e poi raccontato le storie delle donne Peshmarga tra Siria ed Iraq, quelle donne che hanno sconfitto l’Isis. In effetti sono luoghi lontani questi. Ho incontrato e raccontato poi le storie di donne vittime di tutta la brutalità della guerra nei Balcani. A pensarci bene, ho raccontato anche di donne che si alzano alle tre del mattino nei piccoli comuni delle aree interne del salernitano, che in autobus raggiungono la Piana del Sele dove per 10 ore rimangono chine a raccogliere ortaggi. Un lavoro durissimo per pochi euro al giorno. Sfruttate e malpagate. Neppure allora ho letto di indignazione e di iniziative di solidarietà e di sostegno. Certo, queste sono donne diverse da quelle che lottano per i diritti delle donne. Tuttavia, ho deciso che continuerò a raccontare queste storie; continuerò a viaggiare per capire. A scrivere per far conoscere. Continuerò ad occuparmi di questi problemi, di queste donne. Che io sia maschilista e non ne ho coscienza? E’ un mondo difficile …