Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Cosa fa di un governante un eccelso, o un mediocre.

di Lorenzo Peluso.

La libertà, la democrazia. Quel luogo reale dove uno vale uno. Insomma quanto si è lottato per il diritto al voto; alla scelta dei propri governanti in un sistema democratico dove il desiderio, l’opinione del cittadino ha valore. Ed è bello tutto questo; è giusto.

La libertà dell’autodeterminazione che si basa sulla scelta del singolo che diviene scelta collettiva quando i singoli scelgono in maggioranza. E’ questa l’essenza della democrazia partecipativa che ha la sua massima espressione nel voto popolare, nel suffragio universale. Uno vale uno, questa è la regola. Certo, a pensarci bene, una sorta di discrasia questo concetto fondante lo porta con se, nel momento in cui quel uno è espressione univoca non della capacità discrezionale di discernimento del valore della scelta, basato sull’esperienza culturale, sulla capacità intellettiva, ma semplicemente sul principio sacrosanto, che ogni uomo vale uno. Assodato che è questo il principio a cui dobbiamo non solo tenere fede, ma soprattutto difendere anche in virtù del valore dell’uomo quanto tale, è giusto anche però che ci interroghiamo se esistono, e devono esistere dei correttivi, che utilizzati all’occorrenza, mitigano e migliorano qualitativamente, le scelte del volere popolare, quando lo stesso volere è frutto di in atteggiamento mediocre e non di esaltazione dell’eccellenza. E’ giusto porsi questa domanda perché, se seri vogliamo essere, dobbiamo ammettere che non sempre il volere popolare sceglie quel che è meglio per la comunità; ciò che meglio può rappresentare la visione del futuro possibile e necessario. Capita, è capitato, molte volte anche, che il volere popolare tediato da eventi, circostanze, reazioni, non ha scelto il meglio, ma il meno peggio, qualche volta addirittura il peggio. Inconsapevolmente, forse. Gli effetti sono stati devastanti, lo ha raccontato la storia del dopo. Tuttavia, gli uomini sono la storia, nel bene e nel male. Giusto qualche esempio, per comprendere meglio il ragionamento. Cosa sarebbe accaduto se gli americani non avessero scelto Trump di recente, e la loro fiducia fosse stata accordata alla Clinton? E se gli inglesi non avessero scelto Boris Johnson?  E se gli italiani nel 2008 avessero scelto Veltroni e non Berlusconi? O se l’8 novembre del 1960 gli americani avessero scelto il vicepresidente repubblicano uscente, il californiano Richard Milhous Nixon, invece del senatore democratico del Massachusetts John Fitzgerald Kennedy? Come sarebbe cambiato il mondo allora, e come sarebbe oggi ? Cosa sarebbe stato di quel Kennedy, primo presidente cattolico, restato in carica fino al 22 novembre 1963, giorno del suo assassinio a Dallas? Potremmo continuare così.  E’ un gioco perverso questo, chiaro è che mette in discussione tutto ciò che è stato e questo, chiaramente, non fornisce alcuna risposta concreta ad ogni tipo di quesito. In realtà quello che invece delle risposte le può fornire è di certo l’interrogativo su cosa spinga le persone, l’elettorato in caso di scelte elettorali, a non considerare la mediocrità, quando c’è, in alcuni casi, dei competitori. Ne conviene che evidentemente, la stragrande maggioranza degli elettori, quando scelgono un mediocre, decisamente non sono eccelsi. Se lo fossero, la scelta sarebbe altra, ma per la natura stessa del concetto di eccellenza intellettiva e culturale. La storia ci insegna che l’elettorato, composto di uomini e donne, dall’alba dei tempi, ha bisogno di specchiarsi nella grandezza, nel valore o nel successo di “qualcuno” che non per forza incarna l’essenza dell’eccellenza. Insomma, ogni popolo ha il governante che si merita L’uomo per sua natura è spinto dall’omologazione, dunque tanto più è corposa la massa, di eccellenze o di mediocri, tanto più si sceglie un mediocre o un’eccellenza. Il mondo è dei mediocri sostiene il filosofo canadese Alain Deneault. Questo chiaramente spiega “certi successi o insuccessi ugualmente distanti dalle vette del genio e dagli abissi dell’indegnità”. E’ una radicale conclusione questa di Deneault che chiude il ragionamento ad ogni altra interpretazione. Tuttavia, a pensarci bene, se prima o poi, anche dopo una guida eccelsa di un governo, di un Paese, di un piccolo comune, arriva un mediocre a dettare le regole, allora vorrà dire che il lavoro fatto dagli eccelsi non ha prodotto i risultati attesi.

Dunque l’errore, se c’è, è di coloro che della loro intelligenza, della loro conoscenza, non si servono nel modo giusto, favorendo poi la controreazione del popolo che, non riconosce quell’eccellenza e viceversa, si rispecchia nel valore o nell’ambizione di “qualcuno” che non per forza incarna l’essenza dell’eccellenza. Ecco perché c’è la mediocrazia in politica. Qual è la lezione che possiamo trarre da tutto questo? Semplice: coloro che si mettono al servizio del popolo devo saper educare, con l’esempio e le gesta, il popolo a pretendere l’eccellenza; per fare questo chi governa non deve mai cedere alla tentazione di soddisfare il bisogno e le necessità del singolo, a partire da se stesso, ma semplicemente dimostrare, girono dopo giorno con il suo agire, che la democrazia è scegliere sempre per il bene del popolo e mai per il bene di un singolo. Questo fa di un governante un eccelso, o un mediocre. Questo è quello che il popolo, nella sua mediocrità, comprende con più semplicità.