Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ci vuole stile, carattere, nell’accettare la sconfitta.

di Lorenzo Peluso.

Ci vuole stile, carattere. Nell’accettare la sconfitta ci vuole molta più dignità che nel comprendere la gravosità di una vittoria. Soprattutto se si è sconfitti dopo aver governato. Soprattutto se sei il presidente degli Stati Uniti d’America che ora deve lasciare la Casa Bianca. E’ importante saper ammettere la sconfitta, comprenderne anche le motivazioni e soprattutto riconoscere la vittoria all’avversario. E’ uno dei simboli mediatici e culturali dell’America che da sempre ha rappresentato un punto fermo della democrazia. La telefonata dello sconfitto al vincitore, poi il discorso alla nazione. E’ stato sempre così negli Stati uniti e diciamolo pure, lo abbiamo anche sempre invidiato questo modello di democrazia che si basa sul rispetto dell’avversario che da quell’istante non è altro se non anche il tuo Presidente. Questa volta non sarà così, è evidente. Trump non chiamerà Biden e non farà alcun discorso alla nazione per accettare la sconfitta e congratularsi con l’avversario. In realtà saranno le Corti di giustizia di alcuni Stati e poi, probabilmente la Corte Suprema americana a legittimare Biden Presindete degli Stati Uniti e questo avverrà tra qualche settimana. Nel mentre l’America già lacerata amplierà ancor di più quel divario che la divide. Un’America che in realtà esiste da sempre e che spesso noi europei non consideriamo. E’ l’America della libertà delle armi da possedere e portare in giro. E’ l’America delle sconfinate provincie agricole che nulla hanno a che vedere con le popolose e moderne megalopoli. Esistono da sempre le due America. Donald Trump fa ricorso a giudici  che intanto hanno ordinato alla Pennsylvania di dividere e contare in sede separata le schede giunte ai seggi dopo la data del 3 novembre. Dei 270 voti necessari per ottenere la vittoria, Biden ne ha già conquistati 264 mentre Trump è fermo a 214. Joe Biden è davanti al presidente Trump anche in Georgia (16 seggi), 49,4% – 49,3% con scrutinio al 99%. Via via che procede lo spoglio il vantaggio si è rafforzato, con Biden che incassa 7.248 voti in più del presidente. Grazie alla popolosa comunità afroamericana che si è mobilitata, si è annullata la distanza tra i due, distanza che giovedì era di 18mila. In Georgia si profila un riconteggio dei voti perché il margine tra i due sfidanti per la presidenza è ridotto. Gli altri stati in bilico In North Carolina (15 seggi) il presidente uscente è in vantaggio 50% a 48,6% sul candidato democratico, quando si è arrivati al 95% dello scrutinio. Joe Biden è dato attualmente in vantaggio in Nevada (6 seggi) con un distacco del 49,8% contro il 48,0% di Trump (92% scrutinato). In Arizona (11 seggi) il candidato democratico è in testa per 50% contro il 48,6% di Trump e scrutinio al 93%. Mai è accaduto in America, se pure spesso si è fatto ricorso al riconteggio di schede, che uno dei candidati agitasse così il popolo a sovvertire l’ordine democratico. Ed è questo il modo peggiore, il più inglorioso, per l’uscita di scena di Trump dalla Casa Bianca. Se per quattro anni la presidenza di Donald Trump ha fatto traballare l’unità nazionale e le istituzioni degli Stati Uniti, ora il timore è lo stesso metta in crisi la democrazia e la sicurezza nazionale. Lo fa usando l’unico strumento che, come sa bene, riesce a fare breccia nell’americano medio: i social. Alla fine però gli americani vinceranno davvero. Come è loro costume si stringeranno intorno al Comandante in capo orgogliosi come sono, nessuno come loro, della bandiera a stelle e strisce. Di Trump rimarrà la pagina più brutta della storia d’America.