Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Arriva la petizione per chiedere la nomina di Silvio Berlusconi a senatore a vita

di Lorenzo Peluso

Un appello ai cittadini perché sostengano la petizione per chiedere la nomina di Silvio Berlusconi a senatore a vita, e uno all’Europa, affinché valuti l’imparzialità dei magistrati italiani. Forza Italia continua il pressing a tutto campo dopo le rivelazioni sulla sentenza di condanna emessa nel 2013 dalla Cassazione per frode fiscale che ha estromesso dal Parlamento il leader azzurro. La carica di senatore a vita, di cui si parla nuovamente in questi giorni per la richiesta di FI di una nomina per Silvio Berlusconi, è disegnata dalla Costituzione all’articolo 59 per aprire le porte di Palazzo Madama alle menti più colte e di maggiore esperienza del Paese.  L’articolo 59 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Oltre ai nominati sono senatori a vita di diritto gli ex presidenti della Repubblica. Attualmente i senatori a vita sono sei: Giorgio Napolitano in quanto ex presidente della Repubblica, Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia, nominati da Napolitano, e Liliana Segre, nominata da Sergio Mattarella. I nominati sono dunque già cinque e questo di fatto blocca l’arrivo di nuove personalità sugli scranni del Senato. Sul numero, i Presidenti hanno sempre rispettato la lettera del dettato costituzionale, interpretando in cinque le nomine massime possibili per la presidenza della Repubblica. Oltre ai presidenti emeriti, dunque, dal 1949 al 1980 non sono mai stati più di cinque i senatori che sedevano contemporaneamente nell’emiciclo di palazzo Madama. Sandro Pertini prima e Francesco Cossiga poi interpretarono invece l’articolo 59 della Carta considerando che ogni singolo Presidente potesse nominare cinque senatori a vita. Pertini nominò Leo Valiani, Eduardo De Filippo, Camilla Ravera Calo Bo, Norberto Bobbio; Cossiga scelse Giovanni Spadolini, Gianni Agnnelli, Giulio Andreotti, Francesco De Martino e Paolo Emilio Taviani. Per ripristinare la lettura restrittiva della Carta, Oscar Luigi Scalfaro non nominò nessun senatore a vita e spiegò la sua decisione ricordando a tutti di aver partecipato al dibattito dell’Assemblea costituente: “la chiarezza della norma costituzionale non consente altra interpretazione se non quella che indica nel numero massimo di cinque i senatori a vita di nomina presidenziale. Pur nel doveroso rispetto di interpretazioni estensive avvenute in passato, che portavano a cinque le nomine di competenza di ciascun Presidente della Repubblica, il Capo dello Stato ritiene per se doveroso attenersi alla interpretazione iniziale che non consente di superare il numero complessivo di cinque senatori a vita”. E a questa interpretazione, in coerenza con i primi cinque presidenti, si sono attenuti anche Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. Va ricordato, infine, che in tre non hanno voluto accettare di essere Senatori a Vita: Arturo Toscanini, Nilde Iotti e Indro Montanelli.