Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Appalti, De Luca: “La trattativa privata favorisce la criminalità organizzata”

redazione

“Sul codice degli appalti, io ho fatto una battaglia ma vorrei mettere in guardia dall’evitare il vizio opposto, passare dalla palude burocratica al rompete le righe che non va bene”. Lo ha detto il governatore della Campania Vincenzo De Luca parlando delle modifiche al codice degli appalti previste dal governo nelle bozze del dl semplificazioni partecipando a un seminario online. “La trattativa privata – ha detto De Luca – per lavori sotto i 150.000 euro è di grandissimo interesse ma dobbiamo stare attenti per due motivi. Viviamo in una terra delicata, non mettiamo gli amministratori in condizione di pressioni di criminalità organizzata: se arriva un delinquente e ti minaccia se non fai la trattativa privata con lui è un guaio, quindi un minimo di filtro deve essere necessario, altrimenti rischiamo che lavorino sempre le stesse imprese ammanigliate con la pubblica amministrazione, danneggiando tecnici e imprese serie. E poi la progettazione rimane un problema aperto, perchè un lavoro puoi darlo a trattativa privata se hai progetto. Noi avevamo anche approvato un fondo di rotazione per i Comuni che non avevano risorse e personale per fare i progetti esecutivi e questo problema rimane”. De Luca ha sottolineato anche che “finalmente – a livello nazionale c’è attenzione sull’abuso in atto d’ufficio, su cui lotto da solo da anni. Forse andiamo verso una soluzione interessante, ma dovremo fare attenzione a precisare bene i contorni dell’abuso in atto ufficio e pensare a penalizzazioni per amministrazioni che hanno ritardi immotivati. Il termine di tre mesi deve essere generalizzato per far scattare al termine il silenzio assenso e bisogna prevedere premialità ma anche penalizzazioni per chi non decide, dopo che è stato superato l’abuso di atto d’ufficio”. Per De Luca bisogna lavorare anche sui ricorsi al Tar: “Lo sport nazionale – ha detto – è fare ricorso, spesso per ricattare l’impresa che ha vinto il bando. Dovremmo pensare a criteri che evitino la palude dei ricorsi amministrativi, il ricorso deve essere oneroso e quando il cantiere è partito deve arrivare alla fine, magari pensando ad un risarcimento in termini monetari. Perché finché partiamo e aspettiamo due anni per avere una sentenza del Consiglio di Stato passi avanti non ne facciamo”.