Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Alla ricerca delle "vite sospese" nella terra dell’attesa.

di Lorenzo Peluso. foto con diritto di copyright ©

Di ritorno dal Kosovo, mi ritrovo a riflettere sul concetto di "vita sospesa". Vi sono vite che vengono vissute fino in fondo; altre che vengono attraversate senza lasciare segni. Vi sono persone che vivono alla ricerca di qualche cosa che deve sempre arrivare; altre che si accontentano di quello che hanno trovato ieri.

Vi sono uomini e donne che non smettono di cercare. Altri che non conoscono cosa vi sia dietro l’angolo. Vi sono poi “vite sospese” che aspettano, in silenzio, che altre vite le scoprano, che le contaminino. I fotografi, quelli bravi, usano dire che “la foto più bella è quella che non farai mai”. Forse è così; le vite più belle sono quelle che non vivrai mai. Vi sono vite che non pretendono di vivere, ma solamente di esistere. Vi sono vite che invece si consumano dando vita ad altre vite. Mi piace pensare che le tante “vite sospese” portino con se quel malinconico e profondo senso filosofico racchiuso da una consuetudine che è conosciuta nel mondo come “il caffè sospeso”, oppure più recentemente con il fenomeno virale del “libro sospeso”. Un gesto, un modo di vivere, improntato sulla capacità di donare ad altri un pezzo della propria vita, senza fare clamore, quasi in silenzio, dando però all’altro la possibilità di godere di un buon caffè, di una buona lettura; di un pezzo della propria vita. In questo viaggio alla scoperta della mia “vita sospesa” ho incrociato altre vite, altre storie. Alcune sembra quasi stessero aspettando la mia; altre l’hanno solo sfiorata. Ho incrociato la “vita sospesa” di un Maggiore dell’Aeronautica; uno di quei giovani di un Sud sempre troppo avaro, orgoglioso della suo Salento delle sue tradizioni e della sua cultura. Ho incrociato la vita di una grande giornalista. Una “vita sospesa” che aspetta di essere raccontata perché è parte della storia di ognuno di noi; una vita di inchiostro, di taccuini, di aeroporti, di ribelli, di sequestri, di scontri, di lingue e culture lontane. Una vita di emozioni e sensazioni; di storie raccontate e di ricordi che aspettano di essere vergati. Ho incrociato la vita di un fotoreporter silenzioso. Una vita fatta di sfumature, di momenti, di spazi e colori che altri non riescono neppure a vedere. Una vita straordinaria racchiusa nella pellicola della sua Leica. Ho incrociato la “vita sospesa” di un giovanissimo fotoreporter. Un talento che in questo nostro strano Paese soffre la mancanza di opportunità e di capacità di saper cogliere le qualità dell’eccellenza. Una vita carica di energia che rimarrà sempre “sospesa” in attesa della foto che scatterà domani. Ho incrociato la “vita sospesa” di un giovane Capitano dell’Arma. Silenzioso e riflessivo; attento e mai fuori luogo. La “vita sospesa” di un grande inviato. La barba ed i capelli bianchi; le sue lenti e la sua camicia di lino raccontano più delle sue parole. La “vita sospesa” dell’ironia romanesca che nasconde la grande capacità di raccontare, sulla sua agenda le sfumature di altre “vite sospese” nelle sottili maglie di mimetiche, baschi ed elmetti piumati. Ho conosciuto la “vita sospesa” racchiusa in un legame viscerale con la terra e la storia di un’ isola. La “vita sospesa” di una suora albanese. Le vite sospese nascoste negli occhi profondi di un bambino Rom. La “vita sospesa” delle mani levate al cielo di una donna anziana di etnia gypsies. Ho incrociato la “vita sospesa” di un Capitano innamorato della conoscenza che senza rendersene conto ha lasciato un pezzo straordinario della sua vita in una terra che lo ha rapito portando con se, nella sua terra, uno scrigno di ricordi colmo di altre “vite sospese”. Ho visto le “vite sospese” di bambini serbi che non capiscono perché gli è impedito dagli adulti di attraversare un ponte. La “vita sospesa” di un monaco serbo-ortodosso che non vorrebbe mai veder partire quel tricolore sui mezzi blindati. La “vita sospesa” di un Colonnello che sarà presto Generale e quella di un Generale che con diplomazia parla ad altre “vite sospese” troppo distanti. Ho incrociato la “vita sospesa” di un combattente che ha ucciso e visto morire, ancora pronto ad imbracciare le armi. Ho visto un altro piccolo pezzo della mia “vita sospesa”.