Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Acqua, è ancora divario tra Nord e Sud

L’Italia spaccata in due. Come troppo spesso succede, anche sull’acqua la distanza tra Nord e Sud è evidente. Difficile non evincerlo dal rapporto del Laboratorio Ref ricerche che attribuisce le cause di questa arretratezza del meridione alla “fragilità” e “all’inefficacia” della governance, alla “frammentazione” e alla “carenza di operatori industriali”. Nello studio – dedicato al divario tra Nord e Sud Italia nel servizio idrico integrato – emerge nettamente la “divisione in due” dello Stivale, con il Meridione che, “salvo alcuni casi, è costretto a convivere con gravi inefficienze e continue emergenze”. Anche se le risorse per rimediare non mancherebbero, guardando agli oltre 10 miliardi dei Fondi di coesione che spettano a interventi per il servizio idrico. Diversamente dal resto d’Italia, “chi abita nelle regioni del Sud mostra una forte insoddisfazione” per la qualità del servizio idrico, sia per le caratteristiche organolettiche dell’acqua sia per la distribuzione (bassa pressione e interruzioni); tra le regioni “più disagiate, Calabria e Sicilia”, dove in alcuni casi più di un cittadino su due (con punte del 53%) non si fida di bere l’acqua del rubinetto. Simbolo del divario sono le perdite nella rete, che arrivano a toccare la media del 51,3% nella macro-area geografica del Sud e delle Isole; ma esemplare è anche la rete fognaria e la depurazione, tanto che su un totale di 1.122 agglomerati urbani di reti di fognatura o dove le acque non vengono adeguatamente depurate, 761 (il 67,8%) si trovano nel Mezzogiorno. Le regioni dove si riscontrano le maggiori criticità sono Sicilia (263 agglomerati) e Calabria (190 agglomerati). In questi territori “reti fognarie e impianti di depurazione sono prevalentemente gestiti direttamente dagli enti locali” che “possono dunque essere indicati come la principale causa del ritardo e del danno ambientale”. Gli interventi finanziati attraverso i cicli di programmazione 2007-2013 e 2014-2020 dei Fondi delle politiche di coesione sono 4.466, per un totale di risorse a disposizione pari a 10,3 miliardi di euro; l’83% è destinato ai territori del Sud e delle Isole, il 12% al Nord e il 3% al Centro. L’area meridionale “registra importanti ritardi: il tasso di conclusione degli interventi a luglio del 2019 si attestava solo al 18%, per 760 milioni di euro di spesa, mentre un 22% dei progetti, corrispondenti a 1.464 milioni di euro di finanziamenti, non risultava ancora avviato”. Il principale soggetto attuatore – continua la ricerca – sono “i Comuni, che gestiscono il 61% degli interventi. La difficoltà delle amministrazioni comunali è testimoniata dal numero degli interventi non ancora avviati (191). Difficoltà che si riscontrano anche nei casi in cui la realizzazione è demandata a enti pubblici non economici (38) e a ministeri, partecipate statali e commissari (31)”. Per un rilancio del servizio idrico nel Mezzogiorno – conclude la ricerca – è “necessario lavorare su più fronti” come per esempio quello di “un ruolo attivo dell’Autorità di distretto”, oppure “un operatore pubblico che gestisca le interdipendenze regionali dell’approvvigionamento”, e “operatori industriali a controllo pubblico, verticalmente integrati e su scala regionale”.