Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Viaggio in Iraq. Ad Erbil i militari italiani a supporto delle forze anti Daesh

di Lorenzo Peluso, inviato in Iraq

Erbil – Il volo sembra non terminare più. Un lungo scalo ad Istanbul. La partenza da Roma già con un corposo ritardo. Il 737 della compagnia di bandiera turca, l’unica che vola per Erbil, nel nord dell’Iraq, paga anch’esso le conseguenze delle restrizioni e dei controlli esasperati imposti da Erdogan, dopo il “tentato golpe” di circa un mese fa. Sono le 3.00 locali. Siamo in Iraq.
 La base italiana è completamente al buio. L’unico suono che si avverte è lo sventolare delle tende sollecitate da un venticello piacevole che attenua l’umidità ed il calore, anche di notte. Poi il suono sordo dei generatori elettrici che, anche di notte, alimentano i condizionatori d’aria posti in tutte le tende, unico sollievo concesso per agevolare il necessario riposo. La branda è di quelle in tela. Il capitano che mi accompagna mi passa due lenzuola ed la federa di un cuscino. “Ci troviamo alle 8.00 locali. Prova a dormire.” Cosi mi dice nel mentre è già fuori dalla tenda. Si allontana nel buio quando io già sono steso, abbandonato, su quel giaciglio mai così comodo. La luce del mattino è forte. Il sole è già alto nonostante il mio orologio segna le 6.30. Nella tenda altre quattro brande, tutte occupate. Ancora si dorme, ma solo per qualche minuto ancora. Fuori si sentono i passi nella ghiaia di uomini che velocemente fanno la spola mattutina con i container difronte dove sono alloggiati i bagni e le docce. I rubinetti dei lavandini, uno in fila all’altro, sgorgano acqua calda, scaldata dal sole, difronte le docce. Un via vai di uomini. Nessuno disdegna di augurare il buongiorno. L’area centrale della base mostra una tettoia in legno coperta da una rete mimetica. E’ l’area fumatori. A pochi passi una tenda che ospita la mensa. La colazione è già pronta. Caffè. Latte. Pile di bottigliette d’acqua. Necessaria alla sopravvivenza. “Il Generale ci sta aspettando”, così dicendo il capitano M. si è già avviato mostrandomi la strada da seguire. Una tenda, anche questa. All’interno un tavolo posto di lato. Dietro, una scrivania posta dinanzi an un enorme tricolore che campeggia alle spalle del Generale A. R., comandante del Contingente italiano impegnato in Iraq. Sulle nostre teste, nel frattempo, elicotteri della Coalizione attraversano il campo. “Questo è un teatro molto complesso, soprattutto per le dinamiche regionali – afferma il Generale – Sono 65 i Paesi impegnati nella coalizione che opera in Iraq. Tra questi, il ruolo dell’Italia è di primissimo piano”. Il Generale spiega nel dettaglio cosa stanno facendo qui i militari italiani, da due anni circa. La struttura gerarchica di comando e soprattutto i risultati ottenuti. Un dato per tutti: se si considera che la sconfitta del califfato di Al Baghdadi, prossimo a perdere anche la roccaforte di Mosul, è affidata alla controffensiva messa in campo da qualche mese dalle forze peshmerga curde, allora si può ben comprendere quanto hanno inciso e siano determinanti i circa 6mila militari addestrati dagli italiani nelle fila dei 12mila uomini delle forze curde, impegnate nella liberazione dell’Iraq dal Daesh. Fuori intanto il sole brucia tutto e tutti. Almeno 50 gradi e l’ombra serve a poco. Da un pulmino posto ai margini del campo, arriva un piacevole frastuono. Militari si abbracciano e goliardicamente si “sfottono”. Uno di loro sta partendo. Va via. Lascia i compagni con i quali ha vissuto gomito a gomito per mesi per tornare a casa. Missione finita. Si abbracciano. Si salutano. “Ci troviamo in Italia” aggiunge sporgendosi dal pulmino che ha già iniziato a muovere. “Certo, ci troviamo in Italia” risponde il sottufficiale, agitando la mano in segno di saluto. Ad Erbil dunque il comando dell’Operazione “Prima Parthica”, contributo nazionale alla Coalizione internazionale per contrastare il Daesh. Circa 400 uomini, addestrati e preparati. Intanto i combattenti curdi, i peshmerga continuano la loro avanzata verso Mosul. Nei giorni scorsi una dozzina di villaggi sono stati persi dall’autodenominato Stato Islamico. Le truppe curde, aiutate dalle incursioni Usa, hanno raggiunto Wardak, ad appena 30 chilometri da Mosul. Le lancette continuano a girare. L’ora della battaglia finale si avvicina.