Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Vessicchio chi? … Scusaci caro Beppe.

di Lorenzo Peluso.

Insomma, scusaci Beppe. Scusaci se per troppi anni, ognuno di noi, quando sentiva pronunciare Vessicchio, non poteva che pensare solo a te. Nessun altro, poteva portare il tuo cognome, sinonimo di grandezza, professionalità. Musica innanzitutto, festival di Sanremo anche. Che poi, sei napoletano, campano, anche tu caro Beppe. Vessicchio, sinonimo di musicista, arrangiatore, direttore d’orchestra, compositore. Allora scusaci se da qualche settimana Vessicchio, è solo un il cognome di un altro campano, di Agropoli, che è balzato agli onori delle cronache per altre qualità, straordinarie, certo anche in questo caso, ma che nulla hanno a che vedere con te. Scusaci se dopo la tua non presenza all’ultimo Festival di Sanremo i media nazionali non si curano più di te, insomma. Si, ora c’è un altro Vessicchio che ti ha rubato la scena. Insomma, caro Beppe, devi sapere che mentre tu muovevi i primi passi nel mondo della musica, realizzando dischi per cantanti come Buonocore, Bennato, Di Capri, Gagliardi e Sastri, mentre tu collaboravi con Gino Paoli, col quale scrivevi a due mani successi come Ti lascio una canzone, Cosa farò da grande, Coppi; mentre partecipavi a produzioni televisive come Va’ pensiero, Club 92, Buona Domenica, Viva Napoli, Note di Natale e molte altre; mentre la tua presenza fissa al Festival di Sanremo dal 1990, ricevendo nel ’94, nel ’97, nel ’98, il premio come miglior arrangiatore, poi nel 2000 venivi premiato, sempre per gli arrangiamenti, dalla giuria speciale presieduta da Luciano Pavarotti, beh devi sapere che un altro Vessicchio si faceva strada, maturando altre competenze che lo hanno portato ora ad avere molta più attenzione dai media di quanta ne meriteresti tu. L’altro Vessicchio, è un giornalista, pubblicista, di Agropoli, un telecronista di un’emittente locale, che ha idee molto chiare sul ruolo e le capacità delle donne, nel mondo del calcio, e non solo direi. Di lui ora parla Crozza, parla Striscia la notizia, parlano le Iene, parlano i quotidiani, presto sarà anche dalla Durso, forse dalla De Filippi, insomma caro Beppe, rassegnati, ti ha tolto la scena. Un boom mediatico di risalto internazionale. La telecronaca di un incontro di calcio dilettantistico. Le frasi pronunciate da Vessicchio, Sergio il suo nome, sessiste, ambigue, offensive, folli, hanno offerto la possibilità a questo Vessicchio di consolidare il suo smisurato ego, cancellando per sempre, o quasi, il ricordo del tuo simpatico pizzetto e di tutta la tua grandezza. Insomma, caro Beppe, è chiaro che la nostra società ha bisogno di frasi come: «È uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro ed è una barzelletta della federazione una cosa del genere, impresentabile per un campo di calcio». Sai Beppe, la musica, le canzoni, la tua bravura, appartiene al passato, ora la società è altro. Noi abbiamo bisogno di Vessicchio, Sergio, così possiamo riempire quei contenitori di intrattenimento televisivo, di spazzatura, di nulla. Caro Beppe, devi sapere che Sergio è stato sospeso già da qualche giorno dal Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti e che già in passato aveva fatto discutere per le sue esternazioni. Eppure è rimasto li, fino alla telecronaca sull’emittente locale che lo reso immortale. Ed ora, che tutti i media nazionali sono pronti a contenderselo, per mostrare al mondo chi è il vero Vessicchio, caro Beppe, per te non c’è più spazio.