Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Università: il 40% degli atenei italiani tra top 1000 nel mondo

redazione

L’università è una delle istituzioni cardine di un paese avanzato. Ecco perché la valutazione della sua reputazione a livello internazionale è uno dei parametri con cui un paese riconosce il giudizio di cui gode nel mondo ed “è importante anche perché attira studenti e ricercatori da tutto il mondo”, come ha specificato il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro che insieme a italia decide ha condotto una ricerca dedicata proprio al sistema universitario italiano. Lo studio dal titolo “L’Italia e la sua reputazione: l’Università”, presentato a Milano, è a cura di Domenico Asprone, Pietro Maffettone e Massimo Rubechi. Facendo riferimento ai ranking e alle classifiche QS e THE, ha analizzato il numero di università presenti nelle prime 100, 200, 500 e 1000 posizioni a livello globale (su circa 20mila atenei nel mondo). Dall’analisi emerge che, se è vero che non ci sono università italiane tra le prime 100 in entrambi i ranking, è vero anche che l’Italia posiziona “il 40% degli atenei italiani tra i migliori 1000 a livello mondiale, un dato superiore a Stati Uniti, Cina e Francia, con meno del 10% delle loro università, ma anche di Regno Unito, Germania e Spagna”, si legge nel testo. “Essere tra le prime mille significa essere nel top 5% degli atenei – ha chiarito Asprone -, quindi il nostro sistema non ha aspetti così negativi come spesso viene raccontato”. Inoltre, secondo la ricerca, la domanda di formazione globale è destinata ad aumentare: nel 2010 erano 129 milioni le persone con un titolo universitario, nel 2020 saranno 200 milioni le persone laureate e altrettanti 200 milioni gli studenti nel mondo, entro il 2030 gli studenti saranno 400 milioni. “La reputazione” degli atenei è importante perché muoverà la domanda globale di formazione” e “favorirà un’immigrazione di qualità”, ha spiegato ancora il professor Asprone che ha identificato anche alcune buone policy “per favorire” una buona reputazione tra cui l’incremento delle risorse e degli investimenti per intervenire su criticità come il rapporto studenti/docenti o l’età media dei docenti, sfruttare il ‘brand italia’ nell’offerta didattica verso gli studenti stranieri per internazionalizzare i nostri atenei. Tra le criticità evidenziate, pochi atenei in Italia per numero di abitanti, rispetto agli altri paesi, e un corpo docente più anziano rispetto alla media europea. In particolare, in Italia sono 99 gli enti universitari (in media 1,65 per ogni milione di abitanti, meno della metà di Francia, Germania e Regno Unito). Per quanto riguarda i professori, stando ai dati Ocse del 2016, secondo lo studio di italiadecide “l’Italia dimostra avere l’università più vecchia: più della metà dei docenti è over 50 (solo un quarto lo è in Germania)” e ha il “più scarso ricambio generazionale, con percentuale di docenti under 30 irrisoria” (in Germania è circa “il 25% dei docenti”). “La nostra banca lavora con più di cento Università italiane e sono tutte buone, ottime”, ha detto il presidente Gros-Pietro. “Questa ricerca – ha aggiunto – ha messo in evidenza un risultato di eccellenza per le nostre università, la parte meno positiva su cui bisogna lavorare é che noi abbiamo meno università per numero di abitanti, meno laureati e meno fondi per la ricerca”. “Noi come banca investiamo molto sulla ricerca e abbiamo lanciato un prestito senza garanzie per gli studenti universitari. Investiamo molto anche nella formazione delle nostre persone in collaborazione con le università”, ha concluso Gros-Pietro.