Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Un viaggio nel cuore del Cilento. Sanza e le sue meraviglie.

di Lorenzo Peluso.

Cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Sanza per la sua vastità territoriale e per la ricchezza di specie floristiche e faunistiche rappresenta il centro più importante dell’area cilentana. Posto lungo l’asse stradale della SS 517 Bussentina a margine del Vallo di Diano  rappresenta la porta d’ingresso est del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. La sua collocazione geografica nei secoli ne ha fatto sempre un riferimento strategico negli scambi tra le aree interne e la costa; la presenza lucana prima e romana poi ne fecero un nodo obbligato lungo l’antica carovaniera che collegava la costa  con l’area lucana. Menzionati già dal naturalista romano Plinio il Vecchio, il popolo dei Sontini, stabilitisi nell’attuale località Agno, furono attivi nel commercio e nella pastorizia. Nel Medioevo  in contrada Sirippi prosperò una comunità di monaci italogreci nella grancia di S. Maria de Siripi dipendente dalla Badia di Grottaferrata di Rofrano; con buona probabilità anche il culto della Vergine della Neve o della Grotta sul Cervato cominciò col monachesimo basiliano. Fu in epoca Sveva che l’abitato si  arricchì di fortificazioni a difesa dalle incursioni Saracene che di sovente penetravano nell’interno e saccheggiavano gli abitati. Quasi alla fine del 1300 e fino al 1498 fu possedimento dei Sanseverino per poi passare nelle mani dei Conti Carafa di Policastro. Il massimo splendore artistico si ebbe nel settecento quando passato nelle mani di Luigi Sanseverino Principe di Bisignano, l’abitato si arricchì di case palazziate e dei magnifici portali ancora ben conservati. Alla fine del 1700 il feudo fu venduto ai Picinni Lopardi di Buonabitacolo; questo fu il periodo che vide il prolificare del brigantaggio fino all’Unità d’Italia. Nel frattempo, nel 1857, il 2 luglio, si consumò tragicamente la “Spedizione di Sapri”. I valorosi trecento al seguito del Pisacane trovarono la morte nei pressi di Padula; i pochi sopravvissuti la mattina del 2 luglio giunti a Sanza furono attaccati dalle guardie borboniche che posero fine alla vita del condottiero Pisacane. La storia recente della comunità di Sanza ha registrato alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’importante figura storica di Tommaso Ciorciari che all’indomani dell’8 settembre del 1943 dette vita, seppure per poco più di un mese, ad un’esperienza amministrativa popolare di grande significato ed unica nel suo genere. Il comune di Sanza si estende per oltre 12.000 ettari ed è caratterizzato per la presenza del grande attrattore naturalistico del Monte Cervati che con i suoi 1989 m sl è la vetta più alta della Campania.  L’area del Monte Cervati per la notevole presenza di fenomeni carsici e per la caratteristica permeabilità del suolo, risulta essere un importantissimo bacino idrografico che da vita a corsi d’acqua di notevole importanza, quali il fiume Bussento, il Mingardo ed il Calore Lucano. Il massiccio del Cervati proprio per il suo elevato carsismo e per la sua natura geologica da vita a numerosissime sorgenti tra le quali quella del Varco l’Abete e quella di Monte Menzano, entrambi captate e che riforniscono di acqua non solo Sanza ma anche molte aree del Golfo di Policastro e dell’area costiera del Cilento. La Vetta del Cervati è caratterizzata per gli evidenti segni lasciati dalle fasi “tettoniche quaternarie” che hanno creato interessanti forme come quelle poco distanti dal Santuario della Madonna della Neve e dove ha trovato dimora nei secoli passati la Vergine Maria della Grotta venerata dai Sanzesi e dalle popolazioni limitrofe. La caratteristica geomorfologia del massiccio del Cervati trova però il suo migliore esempio nell’Inghiottitoio di Vallevona, meglio conosciuto come “l’Affunnaturo”. Posto a nord-est della vallata di Vallevona è una depressione con pareti solcate dall’erosione carsica a forma semi circolare profonda più di 90 metri e larga circa 50. Al suo interno scorre ininterrottamente un rivolo d’acqua che nel periodo invernale e primaverile, allo sciogliersi delle nevi, diviene un vero e proprio fiume che alimenta un laghetto che sbarra l’ingresso ad un’altra galleria, da poco esplorata dagli speleologi, ricca di stalattiti e stalagmiti di calcina. Per migliorare il deflusso delle acque invernali, alla fine degli anni ’60, si realizzò un tunnel di circa 500 m che attualmente viene utilizzato anche da turisti e visitatori per accedere all’interno del caratteristico “Affunnaturo”.Lo spettacolo della natura che viene offerto ai visitatori alla fine di giugno e per tutto il periodo estivo è davvero unico, la rigogliosa e particolarissima vegetazione accompagnata dalla presenza di fauna rarissima, quale il “Gracchio Corallino” e “l’Aquila Reale” che qui nidificano, rendono questo luogo il punto di eccellenza ambientale del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Anche a valle si trovano importanti esempio del fenomeno carsico, il più importante è rappresentato dalla “Grotta di Riotorto” o “Retuorto”. Il territorio di Sanza è per il 70% rappresentato da boschi; alle magnifiche faggete del Cervato si aggiungono le immense cerrete e castagnete del Centaurino ad ovest e i foltissimi boschi di latifoglia, soprattutto quercine, dei Cariusi a nord e della Forcella a sud est. Alle importanti montagne fa da corredo una piana prevalentemente agricola che avvicina Sanza ad est vero il comune di Buonabitacolo e a sud ovest verso quello di Caselle in Pittari. Enormi praterie di “lavanda”, accolgono il visitatore e l’escursionista che si appresta ad attraversare i sentieri montani che portano in vetta al Cervati. La lavanda, da sempre simbolo non solo ecologico ma anche economico per la comunità si estende sulle radure della zona di “Colle del Pero” e nella zona del “Cornitello”. Sboccia in tutto il suo splendore nei mesi di giugno e luglio. Le montagne ed il fiume hanno nei secoli segnato la storia del nostro comune. Se le montagne nei secoli hanno dato luogo ad attività legate al taglio dei boschi ed alla produzione di carboni, soprattutto alla fine dell’’800 ed agli inizi del secolo scorso, il fiume Bussento ha modellato anche l’aspetto architettonico del paesaggio con la presenza lungo il suo corso di numerose Ferriere e diversi Mulini ad acqua. A partire dal XIV sec e fino alla metà dell’800 la lavorazione del ferro da parte delle maestranze locali caratterizzo non poco l’economia locale. Anche la presenza dei numerosi mulino dimostra come le produzioni agricole di frumento erano corpose e quindi la ricchezza della popolazione locale. Proprio la presenza del fiume ci ha consegnato un altro importante monumento “il Ponte l’Abate” risalente con buona probabilità al tardo medioevo; con la sua volta a schiena d’asino era posto sulla strada di collegamento che attraverso il valico della “Decollata” portava a Caselle in Pittari e quindi  al Golfo di Policastro, rimaneggiato nei secoli non ha però perso la sua originale bellezza e caratteristica struttura. Posta alla sommità della Vetta del Cervati la cappella della Madonna della Neve è stata elevata a Santuario Diocesano da S. Ecc. Mons. Bruno Schettino il 10 giugno 1993. Il culto della Madonna della Neve da parte della popolazione di Sanza si perde nella notte dei tempi; a dimostrazione di ciò un documento settecentesco custodito presso l’archivio dell’Arciconfraternita di Santa Maria della Neve nel quale si chiarisce che già prima del Novecento esisteva il sacello, attuale cappella dalla struttura assai semplice di pianta rettangolare costituita da due corpi, uno interno di origine altomedievale, anteriore al X secolo, l’altro esterno probabilmente settecentesco. Spoglia di arricchimenti artistici presenta una nicchia centrale dove nel periodo 26 luglio – 4 agosto di ogni anno viene collocata la statua della Vergine Maria della Neve. In vetta al Monte Cervati, a poche centinaia di metri dalla Cappella del Santuario Diocesano della Madonna della Neve si trova la Grotta della Madonna. La caratteristica Grotta ha nei secoli dato luogo a molte leggende tra le quali quella che “la sua entrata fosse in origine molto più ampia e che un miracoloso intervento della Madonna ne restrinse la stessa al fine di evitare la trafugazione della splendida statua di origine Basiliana, da parte di alcuni briganti”. La statua della Madonna, dai tratti bizantini, è stata restituita all’originale splendore dopo un accorto lavoro di restauro che ha mostrato i tratti sconosciuti di una bellissima icona con bambino. La statua, incastonata nella roccia, è posta all’ingresso della cavità che si estende per circa trenta metri verso est. Un viaggio che vale la pena fare. Vi può aiutare in questa scoperta utilizzare i servizi attivati dall’Assessorato al Turismo del Comune di Sanza (SA), in piazza 24 maggio – 84030 Sanza (Sa) Tel. e Fax (+39) 0975 322536 – email: info@comune.sanza.sa.it –  http://www.comune.sanza.sa.it   O magari rivolgendosi alla Pro Loco di Sanza  Tel 349 / 2460505 prolocodisanza@libero.it