Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Un pozzo senza fondo chiamato Alitalia

di Lorenzo Peluso

Credo che la vicenda Alitalia sia sintomatica di come questo nostro strano Paese davvero non ha la forza di cambiare. Ad intervalli regolari, si ripropone la questione che oramai dura da decenni e che vede le casse dello stato investire risorse enormi per garantire, volta per volta sei mesi di autonomia alla compagnia aerea di bandiera, così si diceva tempo addietro, ora neppure lo è se non per i soldi, milioni e milioni di euro, che investiamo in questa impresa fallimentare. Ed ora, ancora una volta spunta un nuovo prestito ponte per Alitalia in attesa che si perfezioni l’offerta vincolante del consorzio Fs-Atlantia-Mef-Delta dopo la richiesta di una nuova proroga da parte dei due soci italiani. Tra le pieghe dell’ultima bozza del decreto fiscale licenziata “salvo intese” dal Cdm, figura un nuovo finanziamento a titolo oneroso per l’ex compagnia di bandiera e le altre società del gruppo in amministrazione straordinaria. Al momento, la cifra indicata sarebbe di 350 milioni per sei mesi: il tempo necessario per far sì che la nuova Alitalia – sempre che l’offerta vincolante arrivi nel giro di qualche settimana – diventi operativa una volta esauriti tutti i passaggi autorizzativi necessari.

La novità sul salvataggio di Alitalia con il  nuovo prestito ponte permetterà alla compagnia aerea di evitare il fallimento, per ora. I nodi si sono sciolti nel primo pomeriggio di ieri giovedì 17 ottobre, due giorni dopo la scadenza dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti. Atlantia e FS hanno confermato la loro intenzione di intervenire chiedendo però un nuovo rinvio di 8 settimane. Il MISE si è dunque trovato di fronte a una scelta: rimandare il salvataggio di Alitalia o aprire le porte del fallimento. Quella del prestito ponte è sembrata l’unica via percorribile. I numeri però sono impietosi, ogni mese, la compagnia perde dai 20 ai 50 milioni. Certo esiste un problema rilevante, la questione occupazionale (si parla di 2mila, 2500 esuberi) e la liquidità del vettore che sembra ormai agli sgoccioli. A settembre la liquidità di cassa è scesa a 310 milioni di euro, con un calo di 51 milioni rispetto ad agosto. Un pozzo senza fondo per le casse degli italiani la questione Alitalia. Nel momento in cui Alitalia è finita in amministrazione straordinaria il governo ha stanziato un prestito ponte da complessivi 900 milioni di euro. La somma è stata concessa in due tranche e ha permesso all’ex compagnia di bandiera di rimanere a galla continuando ad operare, il tutto mentre i commissari hanno proseguito i lavori volti a garantire il salvataggio. Sarà pure una questione di immagine del Paese, certo, ma davvero gli italiani possono continuare a buttare milioni di euro in un’azienda privata di fatto che continua ad operare solo con soldi pubblici? A questo punto perché solo Alitalia? proviamo ad immaginare se 900 milioni ed altri 350 milioni fossero distribuiti tra le piccole e medie imprese che creano reddito e garantiscono occupazione. nel mentre, vogliamo parlare dei compensi record e delle liquidazioni stratosferiche che prendono i manager ed i commissari che senza risanare l’azienda, appena la situazione diviene insostenibile lasciano, non prima però di essersi garantiti liquidazioni da capo giro. Insomma il buco nero, il pozzo senza fondo Alitalia, intanto continuerà ad assorbire risorse dai contribuenti italiani.