Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Un ponte sul fiume Ibar, aperto a metà.

di Lorenzo Peluso

Si respira un’aria nuova, diversa a Mitrovica. Il ponte sul fiume Ibar, è ancora presidiato dai carabinieri dell’MSU italiani. Ma non c’è più il blindato, dal lato kosovaro albanese. Solo due Land Rover con quattro militari italiani a presidio che salutano cordialmente coloro che attraversano il ponte. Dal lato serbo verso quello kosovaro. Questa è l’importante novità. Sempre di più infatti sono le persone che si recano dall’altra parte della città per motivi legati al lavoro o comunque per condurre la vita di una normale città che dopo vent’anni sembra essere stanca di un odio e di una contrapposizione che non trova più un senso, se non nel radicalismo nazionalista. In questi anni, molto è cambiato. Il ponte sul fiume Ibar che ha diviso per vent’anni la città di confone tra Serbia e Kosovo, oggi è sgombro da quei materiali accatastati li da anni per impedirne il transito. Vero è che dal lato serbo ancora vi sono le barriere in cemento che ne impediscono il transito veicolare; altrettanto vero è però che il ponte è attraversato a piedi da uomini e donne, giovani ed anziani che hanno superato le diffidenze e tentano ogni giorno la riconciliazione culturale e sociale di due popoli in un’unica città. C’è da fare, ancora, questo è certo. Non mancano purtroppo ancora episodi e segnali di intolleranza, da entrambe la parti. C’è chi li riconduce ancora a questioni politiche; spesso appaiono solo come fenomeni di comune delinquenza. E’ il caso ad esempio di quanto accaduto due giorni fa alla stazione di Voganj dove sconosciuti hanno fatto irruzione distruggendo le apparecchiature di telecomunicazione interne e violando i protocolli di sicurezza ferroviaria. Un corto circuito ha innescato un incendio, che ha distrutto l’alimentazione elettrica alla stazione. Enormi i danni materiali all’infrastruttura ferroviaria serba, ma soprattutto una grave minaccia di pericolo alla sicurezza del traffico a Voganj, tra Ruma e Sremska Mitrovica. Delinquenza comune, è qualche dubbio sulla matrice. Pochi giorni fa ad una squadra di pallacanestro era stato impedito, per motivi legati al visto di accesso tra i due paesi che ancora non hanno relazioni normali, di poter partecipare ad una partita, dovendo attraversare il territorio kosovaro. C’è poi la criminalità organizzata che sfrutta le circostanze tra i due paesi per i propri traffici illeciti. Pochi giorni fa il sequestro di oltre 15 chili di marijuana da parte della Polizia a Mitrovica ed anche il ritrovamento di 14 confezioni del farmaco anfetamina. Solo due esempi di come criminalità e delinquenza comune spesso contribuiscono solo ad alimentare distanze che in realtà non coi sono più. Rimane una certa inadeguatezza urbanistica della città nella parte serba, rispetto invece alla zona sud, quella albanese, che oramai non ha più nulla da invidiare ad una qualsiasi città mitteleuropea. Mitrovica può davvero essere l’ultima sfida da superare per la ricomposizione del popolo kosovaro, nella sua naturale multietnica e multiculturale espressione che travalica le religioni e le ideologie. Una sfida che i kosovari sono pronti ad affrontare, occorre solo capire quanto e come la classe dirigente balcanica sia disposta a misurarsi con l’unificazione superando definitivamente il passato.