Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Un pezzo di Padula (SA) a Sanremo. L’architetto Bove Ferrigno progettista e responsabile della sicurezza di Casa Sanremo.

redazione.

Sanremo – È architetto, progettista e responsabile della sicurezza di Casa Sanremo. Si chiama Tiziana Bove Ferrigno, e ama definirsi «“architetto errante”. Un’esploratrice, un’appassionata d’arte, di fotografia e di viaggi. Nonostante la crisi economica che pervade l’Italia, non demorde, incontrastata e attratta dal “favoloso mondo dell’architettura”, viaggia per conoscere, non solo per scoprire, esplora per capire, nella ricerca di nuovi stimoli e contatti, per decifrare, ma soprattutto per “vivere l’architettura”».
Risiede a Padula (Sa), la città della celebre Certosa di San Lorenzo, la città che ha dato i natali a Joe Petrosino, il più famoso poliziotto d’America. Da sempre impegnata in ambito sociale, politico e culturale, ricopre, in forma gratuita, il ruolo di Assessore alla Cultura, al Turismo e allo Spettacolo nella Giunta Comunale. È stata lei a seguire il progetto Casa Sanremo in tutte le sue fasi, dal concept, alla progettazione, fino alla realizzazione, «raggiungendo l’obiettivo finale di comunicare». L’abbiamo incontrata, a pochi giorni dall’inaugurazione, momento in cui potrà ammirare i frutti del proprio lavoro. Come nasce la passione per l’architettura? «Sin da piccola amavo non solo l’architettura, ma anche la fotografia, e l’arte in generale. Il mestiere di architetto raccoglie tutte le mie passioni, lasciando la libertà di dedicarsi a diversi settori, dall’interoir design all’urbanistica». Cosa significa per te Casa Sanremo? «Quest’esperienza nasce dall’incontro con Vincenzo Russolillo, nel 2012. In quell’occasione riuscimmo a far approdare, presso la Certosa di Padula, una tappa di Area Sanremo Giovani. Da lì è nata una collaborazione professionale, che mi ha portato ad occuparmi di Casa Sanremo sin dallo scorso anno. È un’esperienza molto significativa, soprattutto in un momento in cui il ruolo dell’architetto è un po’ in crisi. È una grande opportunità di arricchimento professionale. Un’occasione che potrebbe anche essere d’impulso ai giovani professionisti a esporsi coraggiosamente, con le proprie idee, alla “violenza della critica” e, proprio in campo architettonico – come sosteneva un grande maestro, Walter Gropius – a sperimentare il costruire, “prendendo parte a tutte le fasi del processo edilizio”. È un invito, quindi, a perseverare in un mestiere bellissimo e molto complesso, che deve sempre avere come obiettivo e punto di riferimento costante l’uomo e il suo ambiente e mai l’architetto e il suo ego». Quanto lavoro c’è dietro la settimana di Casa Sanremo? «È un lavoro di mesi. Abbiamo cambiato totalmente l’immagine di questo spazio espositivo. È stato un lavoro a stretto contatto con il committente, con i protagonisti della Casa, creando un progetto espositivo in accordo con lo spazio assegnato all’interno del Palafiori di Sanremo, collaborando alla definizione del circuito di visita, coadiuvando le diverse esigenze con un linguaggio tutto nuovo che conosce l’alfabeto dell’estetica e lo mescola alla tecnica, alla funzionalità, all’innovazione, a favore della fruibilità e dell’accoglienza. Le idee, ma soprattutto lo studio e la ratio da cui sono scaturite, hanno generato le soluzioni tecniche, l’espressione di forma e cultura nella differenziazione di destinazione degli spazi, intesi anche come contenitori pubblici ma senza trascurare i design concepiti secondo i vari contesti. Una congrua ed eterogenea molteplicità architettonica e un compendio di tecnologie e strategie applicate sono state il risultato finale». Hai detto che il mondo dell’architettura sta vivendo un periodo non felicissimo. Cosa ti senti di consigliare ai giovani che vogliono intraprendere la tua stessa professione? «Io sono sempre stata determinata. Ceredo che sia fondamentale portare avanti le proprie idee. Probabilmente ci vorrà del tempo, ci vorranno le condizioni giuste per poter essere apprezzati, ma credo che quando si porta avanti un sogno, bisogna crederci e lavorare con determinazione».