Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Un mestiere difficile, complicato. I giornalisti locali:”I Guardiani e la guerra della verità”

di Lorenzo Peluso.

Parliamo dunque, di questo mestiere. Un mestiere difficile, complicato. Un mestiere bello ed affascinante. In realtà un mestiere necessario, mai come in questo momento. Il giornalista. Ci sarà pure una spiegazione logica se Time Magazine ha deciso di dedicare ai “martiri” dell’informazione la sua tradizionale copertina di dicembre, quella occupata dalla cosiddetta “persona dell’anno”. L’orrore che ha visto finire la vita tragicamente del giornalista e dissidente Jamal Khashoggi, ucciso nel consolato saudita di Istanbul; ma anche il terrore vissuto dallo staff della Capital Gazzette di Annapolis, decimato da una delle numerose stragi a mano armata che ogni anno avvengono negli Stati Uniti. Il dolore e le sofferenze inflitte ai reporter imprigionati in Myanmar. Questi i casi eclatanti che questo 2018 ha mostrato al mondo, nella dura e cruda realtà che affronta chi svolge questo mestiere.

Time Magazine ha intitolato questo numero: “I Guardiani e la guerra della verità” per approfondire il tema dei giornalisti perseguitati a causa del loro lavoro. Giornalisti perseguitati, si certo. perché il giornalista è utile, necessario, se divulga informazioni che santificano, che gratificano, che amplificano; è assolutamente scomodo se diffonde informazioni che creano disturbo, che mettono in luce aspetti che si preferirebbe nascondere. Insomma il giornalista è sempre e comunque responsabile, di tutto o quasi. Che mestiere è questo? Un mestiere che ti vede sempre in prima linea a raccontare a descrivere, ad informare; un mestiere che ti vede sempre sotto attacco. Sempre nel mirino. «Il giornalismo si fa per il giornalismo, e per nessun’altra cosa. Questo mestiere è bellissimo. Non conduce a niente ma è bellissimo». Così Indro Montanelli, nell’ultima lezione di giornalismo da lui tenuta all’Università di Torino, nel 1997. Il maestro dei maestri, mi verrebbe da dire che aggiungeva in quella straordinaria lezione che: “Chi di voi vorrà fare questo mestiere, si ricordi di scegliere il proprio padrone, il lettore. Si metta al suo servizio e parli la sua lingua, non quella dell’accademia. Porti la cultura dell’accademia alla comprensione. Badate che questo è stato il più grave dei tradimenti commessi in Italia, e ne sono stati commessi parecchi”. Ecco, la lingua della gente comune, del lettore. Il lettore, l’unico padrone, sempre. Quel che si dimentica spesso però è che esistono anche i giornalisti di frontiera, ossia, coloro che non vivono nel cuore della city, dove tutto accade. Quelli di provincia, per capirci. Quelli che vivono nei paesini di montagna; quelli che raccontano ogni giorno la vita reale, quella della gente comune, quella gente che non ha voce, altrimenti. Si, quelli. Quei collaboratori grazie ai quali arrivano sulle pagine dei quotidiani, nelle tv locali, nelle radio, sul web, le storie ed i fatti di gente che esiste, che vive, lavora, soffre, sogna. Anche quelli sono giornalisti “Guardiani della verità”. Quelli che raccontano i fatti scomodi; quelli che spesso sono denigrati nel loro fare nella realtà dove li raccontano i fatti, e poi magari vengono apprezzati e riconosciuti in ambiti diversi, dove i fatti li si guardano ed analizzano con l’oggettività del fatto in quanto tale. Ecco proprio quelli. Quelli che credono in un mestiere difficile, ma necessario. Quelli che lavorano a Scampia, allo Zen, ad Ostia. Quelli che chiudono le valigie, partono per terre difficili e lontane e danno voce a chi voce non ha. Quelli che ascoltano; quelli che fotografano. Quelli che trascurano le proprie famiglie, il proprio tempo libero, pur di continuare a fare ciò in cui credono. Quelli che sono sottopagati, che lavorano con contratti al limite dell’illegalità. Quelli che si mostrano nelle piccole tv locali, che provano a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi scomodi. Quelli che non vinceranno mai il Pulitzer e neppure finiranno mai sulla copertina del Time, ma grazie ai quali tutti si possono informare; tutti possono sapere. Ecco, anche quelli sono gli artefici ed interpreti del concetto di: “I Guardiani e la guerra della verità”.

Il maestro Montanelli ricordava a quei ragazzi fortunati in quella lezione di giornalismo che: “Ricordatevi che la cultura in Italia non si è mai diffusa, quel poco che è stato fatto è stato fatto dal giornalismo. Se volete fare questo mestiere, questo è l’impegno che dovete assolvere. Per farlo non c’è sofferenza che ve ne possa sconsigliare, e questo mestiere è bellissimo. Non conduce a niente ma è bellissimo. Il giornalismo si fa per il giornalismo, e per nessun’altra cosa”. Per onor di cronaca in copertina solo alcuni dei volti dei giornalisti locali del basso salernitano, tanti altri ve ne sono e tutti di pari qualità.