Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Un marchettaro, è un marchettaro. Il rimedio che fa ancora più danni.

di Lorenzo Peluso.

Un marchettaro, è un marchettaro. Non c’è dubbio. Non è una questione di “mestiere”, in questo caso il più antico del mondo. E’ certo una questione di modo di essere. Francesco Mangiacapra, chi è costui se non uno dei più squallidi marchettari che la storia potrà annoverare? Insomma, la vicenda è oramai arcinota. L’ex escort dei preti gay, Francesco Mangiacapra, è l’autore del cosiddetto dossier che mette a nudo i vizi e le “virtù” di molti preti in Italia, tanti nel salernitano e nella Lucania. La storia è una delle più squallide mai raccontate, neppure i peggiori romanzieri rosa hanno saputo immaginare i contorni di uno spaccato di vita vissuta  che si fa fatica davvero a raccontare. Ma andiamo per ordine. Il marchettaro Mangiacapra è l’artefice dello scandalo che colpisce l’istituzione ecclesiastica in Campania. Il primo a pagare è don Michele Barone finito in carcere con l’accusa di abusi sessuali aggravati. In realtà l’ex escort dei preti gay, Francesco Mangiacapra, ha inguaiato circa 60 sacerdoti che avrebbero negli anni, avuto rapporti tra loro, con lui o con altri gigolò. Ebbene si, è questa la storia squallida che colpisce al cuore l’istituzione ecclesiastica. Ho letto, riletto, più e più volte questo dossier. Diciamo subito, è quello che circola negli ultimi giorni. Lo è semplicemente perché è lo stesso che Mangiacapra ha offerto in esclusiva al sito di informazione LaRampa che prima di tutti ha trattato la questione. Su LaRampa è stato pubblicato in parte, con il copyright, stralcio del documento che Mangiacapra conferma di aver rilasciato al sito di informazione. Se lo si legge, si capisce con immediatezza che ciò che circola è lo stesso documento già pubblicato. Dunque, per essere chiari, il marchettaro, per sua natura, ha tentato, certamente su sollecitazione di qualche diretto interessato, di porre rimedio ad un danno enorme già causato, rilasciando un’intervista ai bravi colleghi dell’emittente Italia 2 Tv, dove si è affaccendato a smentire che il documento in circolo non è opera sua. Marchettaro e pure bugiardo. Insomma, la questione vera è però altra. Quello che mi inquieta per davvero è la morbosità che questo caso ha sollevato. Nel giro di poche ore, questo file, un Pdf, in modo sibillino, è stato condiviso tra migliaia di persone. Certo, desta curiosità, non vi è dubbio. Vi invito però a riflettere su un altro aspetto. La libertà della nostra intimità ed individualità. Insomma, cosa ci importa di chi sono questi uomini, di conoscere le loro abitudini sessuali e le loro perversioni? Non ci importa e non ci deve interessare, la sfera intima di ogni essere umano va rispettata per ciò che è. Dal punto di vista del sacro abito talare e dei sacramenti che si esercitano, certo, è altra cosa. Ma qui, preferisco che chi dovrà giudicare sia la Chiesa, quella vera se esiste ancora. Se poi hanno commesso dei reati, allora giudichi la magistratura. Ora la questione è però altra. Quello che ci dovrebbe realmente interessare viceversa è il perché di questo dossier? Il chi ed il perché sta alimentando tutto questo. Mangiacapra, autore del libro: “Il numero uno, confessioni di un marchettaro” da tutto questo sta ricevendo una pubblicità straordinaria, tanto più si incuriosisce tanto più ci saranno persone che compreranno il libro. Un’operazione commerciale ben studiata e che sta pure funzionando. Anzi, ora lo stesso Mangiacapra, a dispetto dei preti coinvolti, sarà pure “assolto mediaticamente” in virtù di una sua collaborazione offerta alla Curia napoletana per “sollecitare queste persone, sacerdoti omosessuali, a riconoscersi e a fare un mea culpa relativo alla compatibilità tra la tonaca che si indossa e la condotta che si incarna” così ha detto il marchettaro che ieri per un’ora è stato a colloquio in Curia con monsignor Ortaglio. Francesco Mangiacapra, si è recato negli uffici di largo Donnaregina a Napoli, in cancelleria per collaborare — così come gli era stato chiesto — all’identificazione dei circa 60 sacerdoti che avrebbero avuto rapporti tra loro, con lui o con altri gigolò. Il gigolò ha pure consegnato materiale in Curia su un compact disk che è stato visionato firmando poi una dichiarazione in cui si assume la responsabilità di essere proprio lui l’autore del dossier. “Non si tratta di accuse — ha spiegato l’ex escort — perché non ci sono reati” ha detto. Furbo il marchettaro, detta così infatti, non ci sono reati e nessuno rischia nulla se non la distruzione di decine di vite, di madri, padri, fratelli e quanti altri orbitano intorno a questi preti. Ma tanto che vuoi che sia, intanto il libro si vende. Ora che accadrà ? Intanto sono i vescovi delle singole diocesi a doversi occupare dei casi dei sacerdoti indicati nel dossier. Una copia di tutto sarà inviata anche in Vaticano per le opportune valutazioni delle gerarchie ecclesiastiche. Nel frattempo su whatsapp continua a circolare il documento con l’elenco di preti con nomi e cognomi firmato da Mangiacapra, il quale però sostiene che: «Si tratta dell’opera di qualche sciacallo che vuole infangare qualcuno, soprattutto il mio coraggio e la mia credibilità. Il mio dossier infatti non rende pubblici i nomi ed è stato indirizzato alla persona da cui mi sono recato in Curia. Non voglio innescare alcuna macchina del fango. Inutile e dannoso è fare il totonomi con i preti. Quello che conta — aggiunge Mangiacapra — è riflettere e per far questo non servono i nomi. Mai in questo momento la Chiesa dovrebbe essere madre pronta a interfacciarsi con i propri figli e non già seguire trafile burocratiche degne del solito scaricabarile della politica italiana». Dunque il documento e le immagini, gli screen delle conversazioni e tutto il resto, ben visibile sul portale LaRampa cos’è ?? di chi è? Infine un’ultima considerazione, mi sia consentita. Siamo tutti coscienti del fatto che questa vicenda provocherà serie ripercussioni anche negli ambienti alti della Curia campana e non solo. Non vi è dubbio che ci saranno epurazioni, ridimensionamenti, e provvedimenti che faranno cambiare l’assetto gerarchico della Curia campana. Se così sarà, a chi giova? Chi ne trarrà vantaggio? Forse coloro che in modo sibillino hanno fatto circolare lo stesso documento in rete? Preti magari? Vescovi? Ecco, questa è la storia squallida che sta infangando l’onorabilità della chiesa campana ed anche salernitana. Per quanto attiene i preti coinvolti, non sono certo io a dover giudicare il loro comportamento ne le loro abitudini e perversioni. Sappiate però che non si è obbligati ad indossare la tonaca, la si può lasciare, ci si può ricredere nel percorso della vita sulle proprie convinzioni ed anche sulla vocazione. Occorre però avere il coraggio di osare.