Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Un manipolo di incompetenti. Che Dio ci aiuti.

di Lorenzo Peluso.

Il nostro Paese è in caduta libera; lo è l’economia ed i dati sono incontrovertibili. Ma dal governo non arriva nessun segnale di preoccupazione. A dicembre 2018 si stima che gli ordinativi dell’industria hanno registrato una diminuzione congiunturale dell’1,8% rispetto al mese precedente e un calo del 5,3% rispetto allo stesso mese del 2017. Una crisi profonda del sistema produttivo italiano al quale si aggiunge anche un profondo scompenso del commercio. Nel quarto trimestre gli ordinativi registrano un calo del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’indice grezzo degli ordinativi segna un calo tendenziale del 5,3%, derivante da diminuzioni sia per il mercato interno (-3,6%) sia per quello estero (-7,6%). Si registra una crescita per il solo comparto dei macchinari e attrezzature (+5,4%), mentre la diminuzione più marcata si rileva per l’industria delle apparecchiature elettriche (-21,4%). Insomma il settore  industriale del nostro Paese sta vivendo una crisi profonda che rischia di smantellare definitivamente l’economia. Alle variazioni negative sulla produzione industriale si sono aggiunti i dati dell’Istat sul crollo del fatturato, senza precedenti nell’era industriale italiana. Eppure, dal governo sembra che tutto vada bene. Ci si occupa d’altro, si è impegnati su fronti più interessanti, evidentemente, soprattutto dal punto di vista elettorale, in vista delle europee e delle regionali in Sardegna e Basilicata. Secondo l’ISTAT a dicembre 2018 il fatturato dell’industria è diminuito in termini congiunturali del 3,5% rispetto a novembre 2018. Siamo in recessione, la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese è insostenibile. Una situazione drammatica con dati che avranno pesanti ripercussioni sul Pil del 2019.  Ma il Presidente del Consiglio Conte, qualche settimana fa affermava che “Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire. L’Italia ha un programma di ripresa incredibile. C’è tanto entusiasmo e tanta fiducia da parte dei cittadini e c’è tanta determinazione da parte del governo”. Lo ha detto davvero, non è uno scherzo. Allora forse è ora che diciamo le cose come stanno, davvero. Siamo finiti nelle mani di un manipolo di incompetenti, gli eletti del Movimento 5 Stelle, inesperti, spocchiosi anche, pieni di convinzioni che nulla hanno a che vedere con la sana gestione di un Paese. Gli eletti della Lega, espressione assoluta di un populismo che parla solo alla pancia della gente abituata nel tempo a guardare il dito e non la luna. Quello che però fa arrabbiare davvero è l’assoluto appiattimento della gente che oramai non protesta neppure più. Lo fanno i pastori sardi, questo è vero, ma limitatamente ad un problema che sembra interessare poco alla gente comune. Ammaliati dal cosiddetto reddito di cittadinanza, proprio coloro che dovrebbero scendere in piazza e protestare contro un governo degli annunci e dei proclami, resta in attesa di un sussidio, una sorta di paghetta che renderà tutti solo più poveri. Non si crea lavoro, non si creano prospettive, non si incentiva chi il lavoro lo produce, lo inventa, ma contestualmente si promette un sussidio per non cercarlo neppure il lavoro. Insomma una tragedia di “vastissime proporzioni” per un paese che è sempre più isolat sul piano internazionale e che vede come problema da risolvere la presenza degli immigrati.  Le previsioni per il fututro, in tema di economia sono drammatiche. Il Centro studi di Confindustria sottolinea come: “l’Italia perde colpi ipotecando il 2019  sull’anno si dovrà calcolare l’effetto di trascinamento dei dati negativi di fine 2018 pari al -0,2%. E la dinamica a inizio 2019 è assolutamente debole: la produzione industriale è piatta”. Se pur si verificasse un vero e proprio miracolo con il Pil che inverte la tendenza nel 2° trimestre, la probabilità di una crescita annua concreta si fermerebbe comunque poco sopra lo zero. ma il governo è impegnato su altri fronti, innanzitutto la necessità di mantenere l’equilibrio tra penta stellati e leghisti. “Andiamo tutti d’accordo; non litighiamo. Noi ci confrontiamo. Non ci sono motivi di divergenza, assolutamente”, ha affermato recentemente il presidente del Consiglio Conte in riferimento ai rapporti con Di Maio e Salvini. Sul fronte delle opposizioni, neppure a parlarne. Lo sfascio assoluto del sietema ideologico che oramai non trova più alcun riferimento. Un paese che deve trovare ancora nella figura di Berlusconi un riferimento per rinsaldare un centro destra, chiamiamolo pure così, che altrimenti non ha ne leader ne idee. Un centro sinistra disintegrato dalle lotte interne ed ingessato da un riposizionamento di correnti e politicanti. Insomma, davvero, che Dio ci aiuti.