Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Tutto ed il contrario di tutto. Gli italiani sull’orlo di una crisi di nervi.

di Lorenzo Peluso.

Tutto sommato, la fotografia dell’Italia dell’oggi, è verosimilmente ciò che la classe politica di un Paese frastornato e confuso, come il nostro, mostra ogni giorno agli osservatori internazionali. Tutto ed il contrario di tutto, a distanza di poche ore, sembra essere la parola d’ordine per tutti. Ad esempio: la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica, chiesta negli ultimi giorni con forza da Luigi Di Maio, non è più sul tavolo. E’ lo stesso leader del Movimento 5 stelle ad annunciarlo. “Per quanto riguarda l’impeachment prendo atto che Salvini non lo vuole fare e ne risponderà lui come cuor di leone ma purtroppo non è più sul tavolo perché Salvini non lo vuole fare e ci vuole la maggioranza” ha detto ieri Di Maio rispondendo ai cronisti. Un passo indietro? Di certo una nuova finestra di dialogo istituzionale con il Colle. Infatti torna ad affacciarsi nella crisi politica la possibilità di un governo Movimento 5 stelle-Lega. A riaprire la porta, dopo aver fatto cadere la richiesta di impeachment nei confronti di Mattarella, è proprio Luigi Di Maio. “Siamo pronti a rivedere la nostra posizione, se abbiamo sbagliato qualcosa lo diciamo, ma ora si rispetti la volontà del popolo perché noi l’Italia la vogliamo salvare. Un maggioranza c’è in Parlamento, fatelo partire quel governo, basta mezzucci perché di governi tecnici e istituzionali non ne vogliamo” ha detto ancora ieri Di Maio in un comizio a Napoli. Tutto questo mentre a Roma, al Quirinale si teneva il colloquio tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e Carlo Cottarelli, sullo stato dei lavori per la formazione del nuovo esecutivo.  Quarantacinque minuti, poi il presidente del Consiglio incaricato che avrebbe dovuto sciogliere la riserva e presentare la lista dei ministri, ha lasciato il Quirinale senza rilasciare alcuna dichiarazione.  Tutto rinviato ad oggi; l’incontro è infatti previsto in mattinata. Arrivando alla Camera in serata, lo stesso presidente del Consiglio incaricato ha detto: “Stiamo approfondendo alcune questioni sulla lista dei ministri, ma non ci vorrà molto”.  Ma intanto si faceva sempre più pressante l’ipotesi di un passo indietro dello stesso Cottarelli. “Nessuno ha parlato di rinuncia del presidente del Consiglio incaricato Carlo Cottarelli” si è poi apprestato a chiarire il Colle. Fonti del Quirinale hanno precisano che il rinvio dello scioglimento della riserva è legato solo al bisogno di più tempo per approfondire alcuni nodi legati alla lista dei ministri.  Ma nel frattempo, stranamente, aumentava la convergenza tra le forze politiche per votare entro luglio. L’ipotesi riguarderebbe il voto per il 29 luglio. Il Pd, Movimento 5 stelle e Lega chiedono di tornare al voto “il prima possibile, già a luglio”. La richiesta è stata avanzata ufficialmente nell’Aula del Senato e ribadita tramite le dichiarazioni dei leader di partito. Il leader della Lega Matteo Salvini a Di Martedì ha detto: “Non vorrei rompere le scatole agli italiani almeno nel mese di agosto. La cosa certa è che non possiamo avere un governo fantasma che magari aumenta l’Iva e aumenta le tasse sulla benzina e che poi se ne va indisturbato dopo 3-4 mesi. Da questo punto di vista prima è meglio è, sperando che non si voti a Ferragosto”. Luigi Di Maio, leader del M5s, a chi gli chiedeva se il movimento sia favorevole ad andare al voto a fine luglio inizi agosto ha risposto: “Per me va bene se si vota il prima possibile”. Il capogruppo del PD al Senato Andrea Marcucci rispondendo alle domande dei cronisti ha dichiarato. “Votare a luglio? Se c’è l’accordo si può fare. Dopo la fiducia deve esserci lo scioglimento delle Camere. Poi il governo deve modificare la normativa per il voto degli italiani all’estero per il quale basta un decreto”. Nel mentre gli effetti di tutto questo caos sono stati immediati. La Borsa di Milano ha chiuso in calo con il Ftse Mib che cede il 2,65% a 21.350 punti. Sulla seduta hanno pesato le incertezze del quadro politico italiano e la notizia che si rivedranno oggi. Lo spread (il differenziale tra Btp e Bund decennali) è schizzato a 300 punti base. Cosa altro aggiungere? Nulla, non ci resta che aspettare. Ma intanto siamo tutti a rischio emicrania.