Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Tutti moralisti, nel guardare gli affari altrui.

di Lorenzo Peluso.

Tutti moralisti, nel guardare gli affari altrui. Tutti scandalizzati nello scoprire che a far girare il mondo sono gli interessi economici. Tutti ciechi, nel mentre, a non vedere quel che accade ogni giorno intorno a noi. Entriamo nei negozi e compriamo, quello che rende le nostre esistenze degne del vivere in una società evoluta e del benessere. Nel mentre ci sono bambini nel Nord Est dell’India, che lavorano  all’estrazione della mica, il minerale che dà agli ombretti la loro texture  brillante. Le nostre donne si truccano e si fanno belle. Noi le guardiamo ammirati e soddisfatti. Nel mentre bambini al di sotto dei 12 anni, scendono nelle miniere e respirano polveri dannose tutto il giorno. Un chilo di mica gli vale 62 centesimi, e viene venduto all’estero anche per 1000 dollari. Entriamo nei negozi e compriamo ciò che desideriamo. Arricchiamo la bellezza del nostro vivere. Nel mentre in Costa d’Avorio e Ghana, 2,1 milioni di bambini raccolgono semi di cacao per 78 centesimi di dollaro al giorno. Noi però non rinunciamo alla delicatesse del cioccolato. Entriamo nei negozi e compriamo. Cingiamo le nostre mani con la bellezza dei gioielli. Nel mentre in Burkina Faso i bambini scendono nelle miniere d’oro. Hanno tra gli 8 e i 18 anni. Varcano le soglie dell’imbuto che li conduce all’inferno. Scendono anche a 170 metri di profondità nelle viscere della terra, respirano costantemente sostanze dannose per l’estrazione dei preziosi minerali, utilizzando cianuro, mercurio ed esplosivi. Noi indossiamo anelli e bracciali, collier sfavillanti. Loro resistono alle sofferenze abusando di alcol, cannabis, e anfetamine per affrontare una vita che ignoriamo o fingiamo di ignorare. Entriamo nei negozi e compriamo l’ultimo modello del nostro smartphone. Nel mentre nel Congo, nelle miniere di cobalto, ogni giorno 40 mila bambini scavano a mani nude, anche 24 ore al giorno. La paga è 1 euro al giorno, ci si acquista una manciata di riso e qualche verdura da portare alla famiglia. Nel mentre noi smanettiamo sulla rete grazie a quel prezioso cobalto delle batterie di smartphone, tablet, e dispositivi elettronici. Miniere che conducono all’inferno  costruite artigianalmente che rischiano costantemente di crollare. Quando accade, spesso, nessuno ne sa nulla. Ogni giorno, migliaia di bambini dalla mattina alla sera scendono nelle miniere del Madagascar, anche qui per estrarre la mica, indispensabile per tanti prodotti di cosmetica, nel mondo elettronico e automobilistico. Noi entriamo in concessionaria ed acquistiamo le nostre fiammanti Mercedes. Siamo consapevoli che quei preziosi minerali dall’Africa passano in Asia, dove vengono utilizzati nella produzione di milioni di prodotti elettronici ed elettrodomestici che poi arrivano in America e in Europa. Ma poco importa. Ci fermiamo alle colonnine di rifornimento ed abbeveriamo i nostri bolidi e poco ci importa da dove proviene quell’oro nero. Sfruttiamo l’ambiente, le risorse. Nella laguna di Lagos in Niger su palafitte e su un nuovo suolo creato dai rifiuti smaltiti nell’acqua, dove gli abitanti devono difendersi dalle periodiche alluvioni che investono la zona, le compagnie petrolifere britanniche estraggono milioni di barili di petrolio. La regione del Delta del fiume Niger, da cui proviene il petrolio nigeriano, da oltre cinquant’anni è devastata dal punto di vista sociale e ambientale dall’attività estrattiva di un gruppo ristretto di imprese che alimentano le economie di alcuni Paesi nordamericani ed europei, tra cui l’Italia. L’Africa nel suo complesso rappresenta in modo emblematico come l’occidente vive delle risorse che troviamo nelle miniere e nei campi petroliferi di quel continente che produce circa il doppio del petrolio che consuma, oltre 8 milioni di barili estratti al giorno a fronte di circa 4 milioni consumati. Dall’Angola alla Nigeria dove le imprese cinesi e le multinazionali occidentali governano il mondo. Bruciamo il carbone che estraiamo in Africa, da imprese brasiliane (Vale) e indiane (International Coal Ventures Limited) ed alimentiamo la produzione di energia in India, secondo consumatore mondiale di carbone dopo la Cina. Nel mentre siamo tutti moralisti perché l’erba del vicino è sempre più verde, ma questo è risaputo.