Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Troppo fragile l’economia italiana. Lo certifica la Corte dei Conti.

redazione

L’economia italiana appena meno fragile che in passato, ma i punti oscuri sono ancora tanti. Lo certifica la Corte dei Conti, che nel suo rapporto annuale assicura che “nonostante le incertezze iniziali, l’ andamento dell’ economia sembrerebbe aver segnato un’ inversione di marcia verso un’ espansione meno fragile e più qualitativa” e che per quanto riguarda gli investimenti “ci sono segnali che il combinato disposto delle favorevoli condizioni finanziarie e degli incentivi messi a disposizione dal governo stia finalmente sospingendo il recupero del saggio di accumulazione, gravemente deterioratosi durante gli anni della recessione”. Quello che preoccupa però è che il cuneo fiscale, almeno quello “riferito alla situazione media di un dipendente dell’industria, colloca al livello più alto la differenza fra il costo del lavoro a carico dell’imprenditore e il reddito netto che rimane in busta paga al lavoratore: il 49% prelevato a titolo di contributi (su entrambi) e di imposte (a carico del lavoratore) eccede di ben10 punti l’onere che si registra mediamente nel resto è Europa”. La pressione fiscale rimane tra le più elevate dalla zona Ue (42,9% del Pil), “e il total tax rate stimato per un’impresa di medie dimensioni, testimonia di un carico fiscale complessivo (societario, contributivo, per tasse e imposte indirette) che penalizza l’operatore italiano in misura (64,8%) eccedente quasi 25 punti l’onere per l’omologo imprenditore dell’area Ue/Efta”. In più “il debito italiano resta “il più alto d’ Europa se si esclude la Grecia” e dunque secondo la Corte dei Conti bisogna “procedere speditamente alle azioni di riforme strutturali per sostenere la crescita e migliorare le condizioni di sostenibilità della finanza pubblica”. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan però assicura: “L’economia italiana attraversa una fase di transazione che va verso una crescita più robusta e sostenuta grazie anche alle riforme strutturali. Il governo continuerà a sostenere gli investimenti e la sua azione di consolidamento dei conti e sostengo a reddito e occupazione: ciò prefigura un sentiero stretto ma preferibile alle scorciatoie cha a volte vengono evocate”.