Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Tre parlamentari turchi arrestati. Intanto la Turchia mira alla Libia.

redazione

Tre parlamentari turchi di opposizione sono stati arrestati la scorsa notte, poche ore dopo essere stati destituiti dal Parlamento di Ankara a seguito di condanne in differenti processi. Le opposizioni denunciano un “golpe contro la volontà popolare e la democrazia” da parte della maggioranza di governo di Recep Tayyip Erdogan. Le manette sono scattate dopo che la decisione della Grande assemblea di Ankara, accolta fra vibranti proteste dell’opposizione in aula, ha fatto decadere la loro immunità. Gli ex deputati arrestati sono Enis Berberoglu del socialdemocratico Chp, prima forza anti-Erdogan, e due parlamentari del filo-curdo Hdp, Leyla Guven e Musa Farisogullari. Intanto nel Mediterraneo c’è un problema Libia per la Turchia. L’accordo marittimo del novembre 2019 ha rivelato anche il ruolo sempre più centrale che la Turchia ha cominciato a giocare in Libia a partire dalla fine dello scorso anno con il dispiegamento delle proprie forze a sostegno di Tripoli. Sono mesi in cui Fayez Al-Sarraj, premier del Governo di Accordo Nazionale riconosciuto dall’ONU in Libia, si reca frequentemente a Istanbul per chiedere a Erdoğan aiuto contro l’avanzata verso Tripoli del generale Haftar, a capo dell’esercito del governo parallelo di Tobruk. L’offensiva è iniziata ad aprile 2019 e Tripoli ha ricevuto aiuti militari inviati da Ankara, ma sarà solo la presenza sul territorio di truppe coordinate dalla Turchia a mettere, nei primi mesi del 2020, in seria difficoltà Haftar fino ad arrivare alla situazione di oggi in cui il generale ha perso moltissimo del territorio precedentemente guadagnato. Dopo l’accordo marittimo del novembre 2019, Ankara e Tripoli hanno firmato anche un esplicito accordo di collaborazione militare: l’intesa impegna la Turchia militarmente sul campo contro Haftar e la mette contro gli stessi attori con cui compete nel Mediterraneo orientale – Francia, Egitto, Grecia ed Emirati – che più o meno implicitamente sostengono Haftar in Libia. Il generale, definito dalle autorità turche e dallo stesso Erdoğan come un “dittatore”, può contare però anche sull’appoggio della Russia. Putin ha evitato per mesi di fornire chiarimenti rispetto alla presenza in Libia di 1200 uomini del gruppo privato di sicurezza di Mosca “Wagner”, ma a fine maggio ha trasferito 14 aerei da guerra dalla Siria in Cirenaica a sostegno del generale libico. L’intesa è stata trovata tra Ankara e Tripoli nel novembre del 2019, ma continua ad essere uno dei punti più delicati nella battaglia per le risorse energetiche del Mediterraneo orientale. L’unione delle acque territoriali libiche e turche in quel punto impedisce infatti il fondamentale passaggio verso l’isola greca di Creta del gasdotto EastMed, un progetto voluto da Grecia, Cipro e Israele – e sostenuto da Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti – per portare energia nell’UE tramite il territorio greco evitando accuratamente ogni coinvolgimento della Turchia.