Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Tra Siria ed Iraq le atrocità che nessuno racconta.

di Lorenzo Peluso.

Da un minimo di 6.137 persone ad un massimo di 9.444. Numeri impressionanti, cifre che lasciano senza parole. Sono le persone uccise dai bombardamenti in Siria ed Iraq dall’inizio dell’intervento nell’agosto 2014 fino al febbraio 2018. Le cifre sono il frutto di un’attenta analisi condotta da Airwars, un gruppo di monitoraggio britannico formata da giornalisti investigativi e ricercatori che  raccoglie i dati correlando filmati e cronache di media locali, internazionali e Ong, oltre a monitorare i social media e le rivendicazioni dei gruppi terroristici. Secondo Airwars, il numero di vittime dei bombardamenti aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti è di almeno sette volte superiore alla cifra riportata nei rapporti ufficiali. Nel 2014 la coalizione di forze militari a guida di potenze occidentali con eserciti e fazioni militari della regione siriana ed irachena, ha lanciato nei due paesi una serie di attacchi aerei contro lo Stato Islamico. Nel corso dell’operazione, chiamata Inherent Resolve, sono state prese di mira anche postazioni delle forze fedeli al presidente Bashar al-Assad. I bombardamenti hanno causato numerose vittime tra i civili. Centinaia, stando ai dati, i bambini morti. Secondo l’ultimo report, pubblicato venerdì scorso, i civili uccisi nel corso della campagna sono stati 841. Nel periodo agosto 2014-febbraio 2018, sempre secondo i dati forniti dalla coalizione, le forze militari coordinate dagli Stati Uniti hanno condotto 29.070 bombardamenti (287 solo nello scorso gennaio). Questi numeri sono lontanissimi dalle cifre “ufficiali” fornite dalla coalizione. Airwars adotta un criterio analitico molto puntuale. Le vittime vengono classificate come ‘confermate’ quando ci sono almeno due o più segnalazioni attendibili e quando la coalizione ammette di avere effettuato un bombardamento nella zona. In realtà le cifre fornite dalla coalizione internazionale sembrano non essere veritiere non  per motivi ideologici ma più semplicemente per la mancanza di un sistema di monitoraggio attendibile e puntuale.  Insomma le discrepanza tra le cifre della coalizione e quelle fornite da Airwars sono solo il frutto di come la coalizione non li raccoglie. Basti pensare che, ad esempio, se delle persone muoiono a causa del crollo di un palazzo che è stato bombardato, questo tipo di incidente non viene investigato. Ne è dimostrazione ciò che sta accadendo nelle ultime ore in Siria, a Ghouta. Ad oggi almeno quattrocentomila civili restano intrappolati nell’area assediata a est di Damasco. 4.100 famiglie vivono attualmente in una rete di scantinati e rifugi sotterranei, di cui più della metà è priva di acqua, servizi igienici e sistemi di ventilazione. Ciò che accade a queste persone, rimane un mistero e spesso non rientreranno tra le vittime ufficiali del conflitto. La situazione intanto a Ghouta è drammatica. Russia e Stati Uniti si accusano a vicenda di aver fatto fallire la tregua umanitaria di 5 ore al giorno. La Croce Rossa Internazionale denuncia che i “corridoi umanitari” annunciati da Mosca e dall’alleato siriano non possono essere usati dai civili senza un accordo tra le parti. Le immagini satellitari ufficiali di un quartiere di Ghouta mostrano che il 71% degli edifici è stato distrutto.