Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Tra Kosovo e Turchia, le verità nascoste sul traffico internazionale di organi.

di Lorenzo Peluso.

Nell’aprile del 2019 due fatti di cronaca mettono in relazione la Turchia ed il Kosovo. Ad Istanbul un’indagine della polizia turca porta all’arresto di quattro persone. L’accusa è di trafficare in organi. L’inchiesta, che è solo all’inizio, sgomina la banda che agiva nella periferie di Istanbul, negli ambienti poveri e marginali, alla ricerca di persone con grosse difficoltà. Un terreno fertile per convincerle a cedere un organo. Nell’inchiesta si parla anche del coinvolgimento di medici ed ospedali locali che garantivano l’espianto e poi il reimpianto su facoltosi riceventi. Un affare da diversi milioni di euro. Contemporaneamente in Kosovo, solo qualche giorno dopo, la polizia di Pristina ferma ed arresta altre quattro persone. Due donne e due uomini di origine albanese. L’accusa è di traffico illegale di organi. Anche in questo caso le indagini sono ancora in corso. Durante le perquisizioni in alcune cliniche private di Pristina, saltano fuori da un paio di computer sequestrati, sette liste, elenchi di persone, file sospette che la polizia sta ancora verificando. Non è la prima volta che la pista del traffico internazionale d’organi incrocia il Kosovo e la Turchia. Una ‘clinica degli orrori’ nel 2008 fu scoperta a Pristina. Qui si praticavano trapianti illegali con la connivenza di medici turchi e kosovari. L’inchiesta appurò che nella clinica di Pristina i trapianti d’organo, soprattutto reni, avevano generato  operazioni bancarie per quasi un milione di euro. Nell’inchiesta fu arrestato il medico Lufti Dervishi insieme a suo figlio Arban, anestesista. Si appurò che gli intervanti venivano pagati 100mila euro ad operazione. Si scoprì che al donatore andavano circa 15mila euro. L’inchiesta giudiziaria però è al palo. Nel marzo 2016, la corte d’appello di Pristina ha emesso una sentenza di condanna a carico del medico Lutfi Dervishi e suo figlio Arban. Era stato ordinato ai due uomini di costituirsi per scontare la pena detentiva ma i due però nel mentre facevano perdere le proprie tracce. La polizia di Pristina sostenne di avere buone ragioni per credere che i due si fossero rifugiati in Serbia. In realtà nel gennaio 2017, Lufti Dervishi ha fatto ritorno in Kosovo dopo che la corte suprema aveva espresso la volontà di aprire un nuovo processo. È stato arrestato, ed il nuovo processo è iniziato nel luglio 2017 ed è ancora in corso. Arban invece, secondo la polizia si troverebbe ancora in Serbia.Il processo contro Lufti Dervishi a Pristina è fermo al palo. E’ un mercato dai numeri impressionanti  quello dei trapianti d’organo. Secondo l’OMS almeno 80mila reni, 25mila fegati, 6mila cuori, 4mila polmoni, 3mila intestini, ogni anno sono al centro di trapianti di organi nel mondo; il 10% di questi organi sono di provenienza illegale. Nel gennaio dello scorso anno, 2019, in Italia, in Campania, venne alla luce grazie ad un’inchiesta condotta da una task force internazionale, composta da FBI e polizia italiana, un trasferimento di fondi estremamente preoccupante, da alcune città statunitensi ed altre canadesi, dove è presente la mafia nigeriana verso Castel Volturno nel casertano. Secondo gli investigatori soldi che proverrebbero non solo dal traffico di droga e dalla tratta di esseri umani, ma anche dal traffico di organi. In realtà è stato accertato che decine di persone, arrivate a Castel Volturno dall’Africa, sono in seguito scomparse, inclusi molti minorenni. Si teme che siano caduti nella fitta rete di spietati trafficanti di organi. Il Kosovo purtroppo non ha ancora chiuso i conti con le barbarie seguite alla guerra contro la Serbia.Dal gennaio 2018 le autorità kosovare aspettano l’estradizione di Moshe Harel, accusato di traffico d’organi internazionale detenuto a Cipro. Harel, cittadino israeliano in fuga dal 2010, è il principale sospettato nel cosiddetto caso “Medicus” in Kosovo.  Harel è stato accusato in Israele nel 2015 di traffico internazionale di organi e di organizzazione di trapianti illegali, insieme ad altre sei persone. “L’imputato gestiva un vero affare nel traffico di organi, sfruttando il disagio finanziario dei donatori e le cattive condizione di salute dei beneficiari per un guadagno economico”, aveva detto l’allora ministro della Giustizia israeliano. Oltre a Harel, un medico turco, Yusuf Sonmez, è ancora ricercato nel caso Medicus.