Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Tanto rumore per nulla? Forse no.

di Lorenzo Peluso.

Segnali di distensione dalla Francia era arrivati ieri, in un susseguirsi di dichiarazioni. In una nota il ministro degli Esteri d’Oltralpe, Jean-Yves Le Drian, aveva sottolineato come Parigi sia “impegnata nel dialogo e nella cooperazione” con il governo italiano sull’immigrazione”. Nel testo è evidente che la Francia è “perfettamente consapevole del peso che la pressione migratoria sta mettendo sull’Italia e sugli sforzi che questo Paese sta compiendo”. Parole tuttavia, in un primo momento, ritenute non sufficienti al nostro Paese.la svolta però è arrivata durante la notte. “Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha avuto ieri sera un colloquio telefonico con il Presidente della Repubblica francese, Emanuel Macron, durante il quale hanno potuto discutere la situazione della nave Aquarius e avere uno scambio di vedute”. Recita così una nota di Palazzo Chigi. “Macron e Conte hanno convenuto – spiega il comunicato – che, in vista del Consiglio Europeo di fine giugno, sono necessarie delle nuove iniziative da discutere insieme. Per evocare questi temi e i numerosi dossier di comune interesse, il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro Conte si incontreranno a Parigi venerdi’ per pranzo di lavoro seguito da una conferenza stampa”. Intanto da Parigi il ministro Le Maire si è detto “rammaricato” per annullamento della visita del ministro italiano Tria. “La visita del ministro dell’Economia Giovanni Tria è stata annullata su richiesta italiana e noi esprimiamo rammarico”: questa la reazione del ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, all’annullamento dell’incontro con il collega italiano. Le Maire fa sapere che “molti sono i temi importanti da discutere con Tria, in particolare nella prospettiva del consiglio europeo di fine giugno”. Le Maire aggiunge che Tria “verrà a Parigi nei prossimi giorni”. Ieri la tensione tra i due paesi era salita di livello dopo le dichiarazioni del Minsitro Di maio. “Finché non arriveranno le scuse” dal Presidente francese Macron, “noi non indietreggiamo” aveva detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, spiegando che “questo deve essere chiaro per questa vicenda e per il futuro” circa i prossimi tavoli che ci saranno in Europa. “È finita l’epoca in cui si pensava che l’Italia la puoi sempre abbindolare”, ha sottolineato. Rano seguite le dichiarazioni di Macron che aveva definito la posizione italiana nella gestione del caso Aquarius “irresponsabile” e “cinica”. “Non posso dare ragione a chi provoca” “Chi cerca la provocazione? Chi è che dice ‘io sono più forte dei democratici e una nave che vedo arrivare davanti alle mie coste la caccio via’? Se gli do ragione, aiuto la democrazia? Non dimentichiamo chi ci sta parlando e chi si rivolge a noi. Non lo dimentichiamo perché anche noi abbiamo a che fare con gli stessi…” aveva aggiunto Macron, parlando in Vandea del caso Aquarius e della polemica con l’Italia, senza però mai nominare il ministro Matteo Salvini. A questo punto il presidente del Consiglio Conte avrebbe definito una “intromissione” quella di Parigi, sostenendo che senza un atto ufficiale di scuse l’atteggiamento del nostro Paese non sarebbe cambiato. Posizione espressa anche dal vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha attaccato: “La Francia si scusi o Conte non vada”. Dunque, ora la distensione. Sarà servita davvero questa presa di posizione del governo italiano? La Francia, che ha tutto l’interesse ad avere un alleato come l’Italia in Europa, sta davvero lavorando per trovare una soluzione alla questione migranti, o, come ha fatto spesso, sta solo perseguendo i propri interessi nazionalistici, provando ad utilizzare ancora una volta il nostro Paese? E’ vero, questo si, che noi italiani non possiamo isolarci dal resto d’Europa. E’ pur vero che però, almeno in tema di economia continetale, esiste un asse, solido anche, tra Berlino e Parigi. Un asse che non prevede in alcun modo che l’Italia ne faccia parte, anche perchè il nostro paese è temuto e non poco, in tema di esportazioni e comemrcio estero che spesso mette in crisi il sistema francese e quelo tedesco. Dunque è certo più conveniente provare ad indebolire la nostra posizione in Europa. E’ una partita difficile questa per il primo Ministro Conte. Qui e ora, si giocherà la sua credibilità ed autorevolezza futura in sede internazionale.