Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Sull’orlo del baratro.

di Lorenzo Peluso.

I Conti pubblici del nostro Paese sono in netto peggioramento. Nei primi otto mesi del 2019, lo ha riferito ieri  il ministero dell’economia Tria, il fabbisogno del settore statale “si attesta sui 32,3 miliardi, con un peggioramento di circa 2,7 miliardi rispetto a quello del periodo gennaio-agosto dell’anno scorso (29,677 miliardi)”. Ad agosto, sottolinea il Tesoro, il saldo del settore statale si è chiuso in via provvisoria con un fabbisogno di 2,2 miliardi, con un peggioramento di circa 3,4 miliardi rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (+1,206 miliardi). Come se non bastasse, è chiaro a tutti che l’economia italiana è “ferma”, l’industria è “in affanno”, i servizi “solo in lieve recupero”. Gli investimenti “sono attesi in calo”, migliora di poco lo scenario per i consumi. Questa è l’impietosa analisi fornita dal centro studi di Confindustria (Csc). Quel che preoccupa è che i  tassi sovrani sono scesi ai minimi storici, ma lo spread resta ampio con il concreto rischia che si fermi  l’export per la flessione degli scambi mondiali e la Germania in panne. I mercati finanziari segnalano una netta frenata a livello internazionale. Peggiora il rischio hard-Brexit, c’è meno crescita negli Usa e le economie dei Paesi emergenti sono senza slancio. Ad essere preoccupati per i conti del Paese sono anche i vertici di Confindustria che sottolinea come nel terzo trimestre l’economia “appare ancora debole”, dopo che nel secondo il Pil era risultato piatto. Accanto alla conferma di alcuni segnali di miglioramento, infatti, “perdura una lunga serie di dati negativi che riflettono anche uno scenario globale non brillante e con rischi al ribasso”. Continua poi la “dinamica negativa” nell’industria: l’indice Pmi (Purchasing Managers’ Index) segnala una flessione dell’attività nei mesi estivi. La produzione è vista in calo a luglio (-0,3%) ed è attesa in lieve recupero ad agosto, per lo più per ricostituzione dei magazzini. Nel settore dei servizi, invece, il Pmi è ulteriormente salito a luglio, in area di espansione (51,7), dopo che fatturato e valore aggiunto erano tornati a crescere nel secondo trimestre. I dati qualitativi segnalano un moderato incremento degli occupati nei servizi, non nell’industria. Gli indicatori annunciano una flessione degli investimenti nel terzo trimestre (+1,9% nel secondo). Gli ordini interni dei produttori di beni strumentali sono scesi a livelli molto bassi a luglio-agosto, dice il Csc. La fiducia delle imprese manifatturiere è calata ancora ad agosto ai valori del 2015. Va detto che in tutta questa negatività, uno spiraglio, un segnale di positività arriva dai consumi: dopo un secondo trimestre a crescita zero lo scenario è migliorato. Gli ordini interni dei produttori di beni di consumo hanno recuperato a luglio-agosto, pur su bassi valori. La fiducia delle famiglie è rimasta su discreti livelli ad agosto, dopo il balzo a luglio, specie per un maggiore ottimismo sull’economia. L’aumento dell’occupazione (+1,2% nei primi 7 mesi) sostiene il reddito. Ecco perchè è ora di afre le cose come vanno fatte, che la politica smetta  di litigare ed inizia ad intervenire seriamente per il rilancio del Paese. Il rischio è troppo alto per tutti.