Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Sul Cervati un Parco Avventura che non c’è.

di Lorenzo Peluso.

Quante difficoltà devono affrontare quei coraggiosi che ancora “resistono” ed insistono nel continuare ad immaginare che si può vivere in un piccolo comune delle aree interne della Campania; del Sud? Quanto coraggio e determinazione ci vuole per immaginare che il futuro dei propri figli può essere a Sud.

Ci sono esempi di realtà che danno speranza. Il caso recente del Comune di Laurino, negli Alburni, ai piedi del Cervati, è certamente un buon esempio. Inaugurato da qualche giorno “Il VolaLaurino”, un volo d’Angelo, cosiddetto, attaccati ad un cavo d’acciaio per provare l’adrenalinica sensazione del volare nel vuoto, è già un successo straordinario. Un successo l’idea, il progetto; un successo per i risultati che si preannunciano straordinari. Nuova occupazione; indotto turistico; nuova linfa vitale economica e sociale. Nuova speranza. Eppure, vi sono realtà che ancor prima di Laurino avevano immaginato un progetto di rilancio turistico per dare ossigeno e speranza. Il vicino comune di Sanza, ad esempio, aveva puntato alla valorizzazione del territorio attraverso la sua grande eccellenza. la montagna. Il Cervati, la vetta più alta della Campania, cuore pulsante della biodiversità e della straordinaria potenza ambientale dell’area protetta del Parco del Cilento. Ma qui la storia, purtroppo è ben diversa. Tanto lavoro per concretizzare un momento di aggregazione nazionale, sul tema delle aree interne e della montagna, attraverso la lungimirante iniziativa “Meeting del Cervati”, con il solo scopo di fare di Sanza il luogo di incontro e confronto, a livello nazionale, sulle tematiche delle aree protette. Un progetto, un’iniziativa, se pur ben riuscita nelle sue tre edizioni, finita nel dimenticatoio. Ma ancor più grave, a  mio parere, è il destino riservato ad un altro interessante progetto che ormai sembra davvero destinato all’oblio: “Il Parco avventura” a Vellevona. Idea interessante che avrebbe catalizzato sul Cervati l’attenzione mediatica, e non solo, grazie alla possibilità di poter fruire di un luogo ideale per l’avventura, per la scoperta della montagna e delle sue bellezze. Un progetto realizzato, ben visibili infatti sono a Vallevona, avvinghiati ai maestosi faggi, funi, carrucole e piattaforme, lasciate alle intemperie e nell’abbandono totale, mai utilizzate da nessuno; soprattutto mai entrate in funzione. Insomma un Progetto concluso e  neppure mai inaugurato. A sentire le autorità locali, sembra vi siano problemi burocratici che ne impediscono l’entrata in funzione. Nel frattempo il tempo sta facendo il suo corso, la ruggine si sta impadronendo del ferro. Qualche roditore sta approfittando di funi e cavi. Doveva essere il fiore all’occhiello del progetto di rilancio del Cervati, almeno secondo le intenzioni degli attuali amministratori locali, sta diventando il simbolo dello spreco e della vergogna. Un progetto, tra l’altro, che si innestava in una più ampia visione di rilancio del territorio che coinvolgeva anche un’altra iniziativa: il percorso multimediale allestito presso il CEA, il Centro di Educazione Ambientale, inserito nell’antico e poco utilizzato Monastero di Salemme. Anche in questo caso si sono perse le tracce. Si badi bene però, entrambe le iniziative, tra fondi erogati dalla Regione Campania ed interventi realizzati dalla Comunità Montana Vallo di Diano, hanno visto un investimento di circa unmilione di euro. Vien da chiedersi quindi come si può immaginare lo sviluppo di un piccolo comune delle aree interne se progetti importanti, finanziati e realizzati, alla fine non vedono mai la luce. Difficile quindi credere davvero che qui la speranza esiste. esiste certamente a Laurino dove in poco più di un anno un progetto ambizioso non solo è stato realizzato ma è stato anche affidato ad un’azienda di spessore internazionale che ne curerà la gestione e nel frattempo anche la realizzazione di un circuito di accoglienza attraverso il recupero di un’altra struttura pubblica, un monastero, anche in questo caso, che già ospita i tanti turisti che affollano il piccolo comune degli Alburni. A Sanza purtroppo non è così. Da anni baite destinate all’accoglienza turistica sul Cervati restano abbandonate a se stesse. Neppure vale la pena ricordare che la sola struttura dedita alla ricettività turistica ed alla ristorazione, non solo fu chiusa circa quattro anni fa, ma sul luogo, ora, non ne resta neppure la cenere in cui fu’ ridotta da un rogo. In verità, non trovo nessuna soddisfazione nel ricordare a me stesso, prim’ancora che a chi legge, questa poco consolante realtà. Ma i fatti sono questi. Non mi sembra logico neppure ricercare eventuali responsabilità. tanto, alla fine, come sempre, la gente si adegua, si piega, si abbassa. Si siede. Gli atleti, ad esempio chi fa salto in alto, migliorano la loro prestazione, alzando quotidianamente l’asticella di un centimetro per volta. Alzare l’asticella, ogni giorno, significa sforzarsi per raggiungere e superare l’obiettivo. Uno sforzo che diventa normalità di un abitudine. Sedersi, accontentarsi, piegarsi, diviene certamente, anche in questo caso, abitudine alla normalità. Alla fine neppure ci si accorge in quale baratro si è finiti e quindi tutto diviene sopportabile. Insomma, come dire che per le gradi cose occorre “volare alto”. Ma per “volare” bisogna andare a Laurino.