Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Storie di ordinaria follia nella sanità campana.

di Lorenzo Peluso.

Sanza (SA) – Questa è una storia assurda di un Paese senza dignità ne speranza: l’Italia della spending review che fa pagare un conto salatissimo ai cittadini del Sud. Sarà pur vero che la spesa sanitaria pro capite, che si attesta mediamente a 1.838 euro, è molto più elevata al nord che nel sud. Rispetto alle condizioni di salute, le diseguaglianze territoriali sono evidenti. Se nel 2015 in Italia ogni cittadino può sperare di vivere mediamente 82,3 anni (uomini 80,1, donne 84,6), un cittadino che risiede in Campania ha un’aspettativa di vita di soli 80,5 anni (uomini 78,3, donne 82,8). Inoltre, il Mezzogiorno resta indietro anche sul fronte della riduzione della mortalità. Negli ultimi 15 anni è diminuita in tutto il Paese, ma tale riduzione, soprattutto per gli uomini, è stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud e Isole. Questi dati, freschi di giornata, sono stati resi noti ieri dal Rapporto Osservasalute (2016). E come non credere a questi numeri se poi accade che nel sud, nel Vallo di Diano, per effettuare una ecografia urgente, ci si sente dire: “signora se vuole farla a Sapri la posso prenotare per settembre; a Polla non prima di luglio”. Eppure siamo al 10 di aprile. Tre mesi di attesa per Polla; ben cinque mesi per l’Ospedale di Sapri. C’è davvero poco da sorridere. La storia vede protagonista una donna di Sanza, piccolo centro tra Cilento e Vallo di Diano. Settant’anni da compiere tra qualche giorno. da alcuni anni gli sono stati riscontrati una serie di problemi ad un rene; non ultima la presenza di una ciste che deve essere tenuta sotto controllo costante. Nei primi giorni di maggio, una visita già programmata da tempo da uno specialista, nella struttura ospedaliera del Cardarelli di Napoli, che la segue da anni. “Signora, mi raccomando, porti una ecografia recente alla visita di controllo. Faccia la prenotazione al CUP e si raccomandi con il suo medico curante di prescriverle un’attenta ecografia del rene e dell’addome”. Così le è stato ordinato dal noto medico napoletano al momento della conferma della prenotazione. La signora quindi provvede a telefonare al CUP e si sente dire: “ci spiace, prima non è possibile. Se vuole la prenoto per metà luglio all’ospedale di Polla; in alternativa deve aspettare settembre per l’ospedale di Sapri”. Inutile le preghiere della donna: “è urgente, devo fare una visita tra due settimane. Una visita urgente”. Più che scusarsi, gentilmente, l’operatore del CUP no ha saputo fare. E’ questa dunque la situazione, drammatica, che vivono i cittadini del sud. Altro che riorganizzazione sanitaria, Piano ospedaliero. Chi decide o non decide delle vite di milioni di cittadini è la politica che non vede e non ascolta. Mancanza di personale, attrezzature obsolete. Reparti che vengono ridimensionati se non chiusi. Tutto in virtù di una necessaria riduzione della spesa sanitaria, da troppi anni un vero e proprio buco nero per i conti pubblici della Regione Campania. Nel mentre però i cittadini continuano a pagare le inefficienze di un sistema sanitario che non funziona, che non assiste. Di tutto questo nessuno parla, purtroppo neppure i sindacati di categoria, appiattiti sulle logiche  del mantenimento della posizione. Alla signora di Sanza non resta che effettuare l’esame diagnostico nello studio privato di un medico della zona. Lo stesso medico che avrebbe dovuto eseguire l’esame ecografico nella struttura ospedaliera pubblica a fronte del solo pagamento del ticket. Ora le costerà oltre cento euro. Ma che vuoi che siano cento euro se quell’esame è urgente. Eppure la signora è una povera pensionata da cinquecento euro al mese. Pazienza signora. Come le dimostrano i dati del Rapporto Osservasalute 2016, se vuole, può anche morire; entra nella casistica.