Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Solo i folli visionari cambiano il mondo. Gli altri si adeguano.

di Lorenzo Peluso.

Mi sono convinto che i processi di cambiamento culturale di una società, soprattutto se per troppo tempo abbandonata a se stessa, lasciata all’incuria del tempo che scorre nell’attesa del disfacimento totale, sono lunghi e complessi. Quello che spesso manca, in queste realtà degradate dal punto di vista sociale, e mi si consenta, anche culturale, è la visione. La mancanza di un punto d’arrivo in un orizzonte più ampio e vasto, che viceversa racchiude il pensiero miope solo all’oggi, al momento, all’adesso. In realtà, quel che genera questo comportamento che poi nel tempo, se non contrastato con dovizia ed attenzione, rischia di diventare modello condiviso, è l’aspettativa personale che per sua natura, esclude del tutto la visione collegiale. In sostanza, per cambiare il corso occorre agire con incisività, senza curarsi dell’oggi, del consenso del momento, ma scommettere con forza sul futuro da realizzare e concretizzare. La determinazione in questo gioca un ruolo fondamentale. Alla determinazione si aggiunge per forza di cose la tenacia e l’esempio. Vero è che spesso, soprattutto per quei risultati che si possono ottenere solo dopo un lungo processo di cambiamento,  esiste il rischio “erosione”; un rischio che genera delusione e dunque sfiducia. Tuttavia, solo i folli, i visionari, hanno dalla loro il coraggio di insistere e resistere. Dunque, il Sud, che spesso è sinonimo inconfutabile di “arrendevolezza” è viceversa l’esempio di ciò che si può fare e che per certi versi si deve fare. Cosa occorre? Occorre innanzitutto che le cosiddette “persone di buona volontà” non si arrendano. Occorre che anzi, ci si impegni ancor di più per arginare quei movimenti che in modo astuto, sfruttano la debolezza e l’inconsistenza critica delle masse, dove critica assurge a simbolo di discernimento analitico del necessario. Troppo spesso, nelle realtà marginali, si assiste a fenomeni di scoraggiamento collettivo. Occorre viceversa dare forza alle idee rivoluzionarie, occorre mostrare le strade percorribili ed i modelli inusuali. Insomma per invertire la rotta occorre fornire una visione e soprattutto continuare a crederci, nonostante tutto. Il tempo, in tutto questo, non gioca da alleato, ma anzi, spesso è un ulteriore avversario da battere sul campo. In sostanza, quando i risultati sono nel lungo periodo, è più facile perdere per strada quel consenso del momento, a favore magari di chi sfruttando a proprio vantaggio questo fenomeno, incalza e mette in atto azioni che vanno nella direzione opposta, quella del mantenere lo “status quo”. Ma è questa la sfida del cambiamento. Cambiare il modo di fare, il modo di interagire, di porsi, di imporsi anche, perché no. In questo, circa duemila anni or sono, un rivoluzionario straordinario che aveva ben compreso che alle persone non “bisogna dare del pesce già pescato, ma viceversa insegnare loro a pescare”, fu poco compreso e persino crocifisso, ma di fatto, di lui ancora parliamo. In sostanza, occorre non mollare. Costi quel che costi. La sfida del Sud che resiste è affascinante proprio perché difficile e quasi impossibile. La storia la cambiano però solo i folli rivoluzionari “assetati di conoscenza”, “affamati di sapere”; sognatori e visionari.