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Siria – Nessuna risoluzione dal Consiglio di Sicurezza Onu. Intanto centinaia di morti a Ghouta

redazione

Nulla di fatto al Consiglio di Sicurezza Onu che ieri  avrebbe dovuto votare una risoluzione per il cessate il fuoco. L’organo esecutivo del Palazzo di vetro proverà oggi alle 18, ora italiana, a far passare il testo. Convocato inizialmente alle 17 per votare una risoluzione per un cessate il fuoco, ha visto un rinvio di 3 ore e mezza alle 20,10. Alle 21 la riunione non solo non era iniziata ma dal Palazzo di vetro nessuna novita. Il tutto mentre nel grande sobborgo di Ghouta, ultimo bastione anti-Assad ad est di Damasco, si contano altri 39 morti. Vittime dell’artiglieria e dei raid aerei del regime siriano e di Mosca. Cifra che porta, da domenica scorsa, a 460 il bilancio provvisorio delle vittime tra cui oltre 100 bambini. Il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno chiesto al presidente russo, Vladimir Putin, alleato di Assad e che dal 30 settembre ha inviato le sue forze a combattere al fianco di quelle siriane, cambiando le sorti del conflitto che dura da quasi 7 asnni, di sostenere la tregua di 30 giorni proposta all’Onu. Tregua contro cui ieri l’ambasciatore russo all’Onu si è opposto. Prima dell’inizio della guerra (metà marzo 2011) a Ghouta abitavano 2 milioni di persone. Ora ne sono rimaste 400.000. Usa, Francia e Gran Bretagna chiedono l’approvazione della risoluzione senza ulteriori rinvii La bozza di risoluzione proposta da Svezia e Kuwait chiede l’entrata in vigore della tregua entro 72 ore dal voto e prevede l’inizio delle evacuazioni mediche di emergenza e della consegna di aiuti entro 48 ore. La Russia ha annunciato di aver presentato modifiche al testo. L’ambasciatore svedese all’Onu, Olof Skoog, ha ribadito alla Bbc come la distruzione di aiuti nella Ghouta orientale sia l’obiettivo principale degli sforzi in atto. “La tragedia siriana non deve diventare anche la tomba delle Nazioni Unite”, ha detto l’ambasciatore francese, Francois Delattre. La bozza di risoluzione chiede tra l’altro alle parti di evitare di allestire postazioni militari nelle zone abitate dai civili, così come in scuole e ospedali. Secondo la Syrian-American Medical Society, da domenica scorsa sono state bombardate almeno 23 strutture sanitarie. Il testo esclude dal cessate il fuoco l’Isis, al-Qaeda e Jabhat al-Nusra Il capo della diplomazia russa Sergei Lavrov ha chiarito che va escluso anche il gruppo Hayat Tahrir al-Sham, alleato di al-Qaeda e presente nella Ghouta orientale. Secondo Lavrov vanno esclusi anche i gruppi ribelli di questo martoriato sobborgo di Damasco che “cooperano” con Hayat Tahrir al-Sham e attaccano le aree limitrofe in mano ai lealisti. Da domenica scorsa si contano almeno 16 morti negli attacchi dei ribelli della Ghouta orientale contro i quartieri di Damasco. “Quello di cui abbiamo bisogno non sono simboli, non sono decisioni prese tanto per essere prese, ma misure calibrate con quelle che sono le condizioni sul terreno”, ha rimarcato l’ambasciatore russo all’Onu, Vassily Nebenzia. Il voto al Consiglio di Sicurezza è stato rinviato con Nebenzia che ha descritto le testimonianze dei civili dalla Ghouta come “psicosi di massa”, scrive il Washington Post, ricordando come per nove volte la Russia abbia posto il veto al Consiglio di Sicurezza per bloccare risoluzioni contro Damasco. Siria: Turchia ha colpito convoglio curdo di 30 veicoli Intanto le forze armate turche hanno bombardato nelle ultime ore un convoglio di 30 o 40 veicoli appartenenti alle Unità di protezione del popolo curdo (YPG) nei pressi della città siriana di Afrin, capoluogo del cantone nordoccidentale del Paese arabo, oggetto da oltre un mese di un’offensiva dell’esercito di Ankara. Secondo quanto si apprende da un comunicato pubblicato dallo Stato maggiore turco, il convoglio è stato intercettato circa 15 chilometri a sud-est di Afrin. I militari di Ankara sostengono che il convoglio dei miliziani curdi trasportava armi e rinforzi. Un filmato pubblicato su YouTube mostra l’aviazione turca colpire il convoglio. Il 20 gennaio la Turchia ha lanciato una massiccia operazione militare contro il cantone nordoccidentale siriano di Afrin, abitato in maggioranza da curdi e controllato da anni dalle Unità di protezione del popolo (YPG), legate al partito siriano dell’Unità democratica (PYD), considerate da Ankara organizzazioni terroristiche. Secondo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, le forze armate di Ankara, coadiuvate dai loro alleati ribelli siriani, stanno ormai avanzando sul capoluogo regionale Afrin che “nei prossimi giorni” sarà completamente circondato. L’Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce invece che l’esercito turco ha finora conquistato una cinquantina di villaggi, che si trovano però principalmente nelle aree di confine settentrionali della regione di Afrin. Nei scorsi giorni, le forze filo-governative fedeli al presidente Bashar al-Assad sono giunte nell’area di Afrin a rinforzo delle truppe curde, per contribuire a difendere la zona dall’avanzata dei militari di Ankara; e secondo l’agenzia turca Anadolou, l’artiglieria turca ha immediatamente risposto, costringendo le milizie lealiste a ritirarsi. Siria, Mogherini: massacro in Ghouta est deve finire subito “L’Unione europea è a corto di parole per descrivere l’orrore che vivono gli abitanti del Ghouta orientale”, “il massacro deve finire immediatamente”. Lo ha dichiarato l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, a proposito dell’offensiva in Siria. Mogherini ha chiesto un cessate il fuoco immediato, dopo che oltre 400 civili sono stati uccisi dai raid del regime e mentre il Consiglio di sicurezza Onu deve votare una risoluzione su un cessate il fuoco.