Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Siamo veramente certi di aver compreso cosa sia il fenomeno migratorio?

di Lorenzo Peluso

Oltre tutti i preconcetti, le discriminazioni, le distanze culturali, politiche e sociali, il tema dell’immigrazione è parte essenziale della nostra società. Tanto l’Italia ma anche il resto d’Europa nell’ultimo anno hanno fatto i conti con il fenomeno migratorio. Va detto che gli stranieri residenti in Italia, che ci piaccia o meno, hanno contribuito al nostro “benessere”. Se il discorso non chiaro, allora ci pensano i dati aggiornati del contributo economico, sociale, culturale ed umano dei migranti residenti in Italia contenuti nel Dossier Statistico Immigrazione 2019 di Idos e Confronti a afre chiarezza.  Come effetto dei controversi accordi con la Libia e della politica dei porti chiusi, in Italia tra il 2017 e il 2018 è crollato del 80% il numero di migranti sbarcati, passato da circa 119 mila due anni fa a 23.370 lo scorso anno. Un trend a ribasso, anche nei primi mesi del 2019, con 7710 sbarchi registrati. Il dato italiano è 5 volte inferiore ai 39 mila migranti che nel frattempo sono giunti in Grecia e di circa 2,5 volte ai 19 mila approdati in Spagna.  Un altro dato che annulla la bufala delle “invasioni” è relativo al fatto che lo scorso anno la popolazione straniera in Italia è cresciuta del 2,2% – con 5,2 milioni di residenti, pari all’8,7% della popolazione – e da almeno 6 anni non è in espansione. Dal 2016 è praticamente statico il numero dei soli soggiornanti non comunitari, pari a 3.717.000 persone. Un dato che risulta dal drastico calo degli arrivi via mare, conseguenza anche della chiusura dei canali regolari di ingresso.  Per numero di stranieri residenti, l’Italia si colloca al terzo posto dietro Germania (9,7 milioni) e Regno Unito (6,3 milioni), davanti a Francia e Spagna (rispettivamente con 4,7 e 4,6 milioni). Invece l’incidenza dei residenti stranieri sulla popolazione complessiva in Italia è inferiore a quella registrata in altri paesi Ue, anche quelli più piccoli. In Lussemburgo sono il 47,8%, in Austria il 15,7, il 12% in Belgio, in Germania l’11,7% e in Spagna il 9,8%. Un altro dato fondamentale è quello relativo al fatto che la metà degli stranieri residenti in Italia è di cittadinanza europea (50,2%), poco più di un quinto è di origine africana (21,7%), gli asiatici coprono un altro quinto delle presenze (20,8%), mentre è americano (soprattutto latino-americano) 1 residente straniero ogni 14. Dunque, a conti fatti, è chiaro che in un contesto di inesorabile declino demografico dell’Italia, le nascite da coppie straniere residenti rappresentano un contributo importante per arginare l’invecchiamento del Paese. Nel 2018 si è registrato il tasso di natalità più basso dell’ultimo decennio, con 439.700 nuovi nati, di cui 65 mila bambini di origine straniera, pari al 14,9%. Per la prima volta è diminuito anche il tasso di natalità tra le famiglie straniere stabilite nel Paese. Occorre poi considerare che più di 1,1 milione di stranieri,  un quinto del totale di tutti i residenti, è nato in Italia, quindi lo sono solo giuridicamente. Di questi ‘stranieri’ nati in Italia, il 50% (più di 530 mila) siede sui banchi delle scuole italiane, pari a un decimo di tutta la popolazione scolastica nazionale. Ed infine, è necessario considerare, prima di addentrarsi in troppo facili percorsi discriminatori nei confrotni di chi arriva in Italia che, nel 2018, i lavoratori immigrati hanno contribuito al 9% del Pil nazionale, un valore aggiunto per lo Stato di 139 miliardi di euro annui, e sono anche sensibilmente aumentate le rimesse inviate nei paesi di origine. Lo rivela la Fondazione Leone Moressa, i cui dati sono inseriti nel Dossier Statistico Immigrazione 2019. Tra il 2017 e il 2018, l’entità delle rimesse è cresciuta da circa 5 miliardi di euro a 6,2, un importo maggiormente superiore agli aiuti internazionali allo sviluppo del governo italiano. Anche dal punto di vista fiscale nel 2018, in base ai calcoli della Fondazione Moressa, il saldo nazionale tra entrate versate dai lavoratori stranieri (tasse, contributi previdenziali, bolli per pratiche burocratiche) e uscite da parte dello Stato (servizi a loro destinati, tra cui sanità e istruzione, sussidi) è risultato positivo per l’Italia, di 200 mila euro nell’ipotesi minima e fino a 3 miliardi in quella massima. Va detto poi che rispetto agli italiani, per gli stranieri è più elevato sia il tasso di occupazione (61,2% contro 58,2%) sia quello di disoccupazione (14,0% contro 10,2%). Dei 2,45 milioni di occupati stranieri – il 10,6% di tutti i lavoratori in Italia, secondo i dati Istat – due su tre svolgono professioni non qualificate o operaie e solo 7 su 100 occupano ruoli qualificati. Il 34,4% dei lavoratori immigrati risulta sovraistruito per il posto occupato, a fronte del 23,5% degli italiani. Sono stranieri quasi la metà dei venditori ambulanti, più di un terzo di facchini, braccianti agricoli, manovali e personale non qualificato della ristorazione, in risposta ad un importante fabbisogno che altrimenti non sarebbe coperto. Il lavoro autonomo continua a distinguersi per crescita e dinamismo: nel 2018 le imprese condotte da stranieri sono aumentate ulteriormente, ancora in controtendenza con l’andamento complessivo, e hanno superato la 602 mila unità (+2,5% annuo, che tocca il picco di +11,4% tra le sole società di capitale), arrivando a rappresentare il 10% di tutte quelle attive in Italia. Infine, è sotto gli occhi di tutti che nei servizi domestici e di cura della persona, il 68,9% dei lavoratori sono stranieri, in stragrande maggioranza donne, impiegate per lo più in nero; il settore assorbe il 42% di tutte le occupate straniere in Italia. I lavoratori stranieri percepiscono una retribuzione media mensile più bassa del 24% rispetto a quella degli italiani (poco meno di mille euro contro 1400). Retribuzione che si abbassa ancora di più – del 25% – per le sole donne straniere, doppiamente stigmatizzate. Bene, se i numeri sono questi, è questi sono, mi chiedo di quale invasione stiamo parlando? Siamo veramente certi di aver compreso cosa sia il fenomeno migratorio?