Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Se non cambi il mondo, ti resta sempre la filosofia.

di Lorenzo Peluso.

eraclito

Il mondo, increato ed eterno, è caratterizzato da un flusso perenne di trasformazioni e mutamenti. Non è un pensiero mio, sia chiaro. E’ però un pensiero che condivido con Eraclito. In realtà, probabilmente per cultura, prettamente meridionalista, chi vive al sud è maggiormente incline a sostenere lo status quo. Un atteggiamento molto distante dal pensiero di Eraclito, maggiormente propenso a sostenere che “non c’è realtà permanente ad eccezione della realtà del cambiamento; la permanenza è un’illusione dei sensi”. Dunque viviamo solo un’illusione? Viviamo di convinzioni che materializziamo ogni giorno e che ogni giorno adattiamo alle nostre convinzioni? Verrebbe da dire che è così. Anche qui, però, se un senso possono avere le parole ed i pensieri del filosofo, allora è chiaro che Eraclito può aver ragione nel sostenere che: “nulla è durevole quanto il cambiamento. Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare. Tutto fluisce, nulla resta immutato”. Dunque, viviamo nell’illusione che tutto permane, che lo status quo è ciò che ci garantisce l’inesorabile condizione dell’ora, nel mentre però sfuggiamo alla sostanza, ossia che tutto sta cambiando, anche adesso, perché non c’è nulla di immutabile. Cosa sarà dunque il futuro? Insomma, il futuro non esiste se pensiamo che già oggi, in questo istante, il mutamento è trasformazione costante. ogni singolo gesto, ogni iniziativa, finanche ogni parola, hanno il potere del cambiamento. E’ l’azione la risposta. Il pensiero, la meditazione e poi l’azione. Insomma occorre mettersi in gioco; occorre il fare, piuttosto che l’aspettare. Eraclito, ancora, sosteneva che: “non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti di trovare”. La sostanza, quindi, è aprirsi al cambiamento, accettare anche ciò che non possiamo immaginare. Come possiamo cambiare ciò che non funziona se solo pensiamo di poter imporre il nostro esclusivo pensiero senza curarsi del mutevole verso delle cose, dunque anche del pensiero altrui? insomma, dalla filosofia possiamo trarre insegnamento, possiamo comprendere il verso delle cose, poi però dobbiamo agire ed imprimere nell’azione l’essenza del costruire. Il sud non può cambiare, e mai cambierà se non siamo disposti ad agire. La trasformazione culturale deve agire sulla trasformazione di pensieri consolidati, su costumi stratificati che spesso hanno portato la società meridionale ad accettare il “Pánta rêi” cioè “il tutto scorre”. Si tutto scorre, nel mentre però tutto cambia, proprio perché scorre. Ancora una volta, Eraclito è maestro: “nessun uomo entra mai due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo”. Sottile metafora di come non possiamo commettere gli stessi errori, perché gli stessi errori non sono gli stessi. Dunque, lasciando alla sua pace Eraclito, occorre che le menti migliori agiscano, che le idee avanzino e solchino la strada, che i volti parlino. Il silenzio dell’individuo, la sua autorevole convinzione dell’essere, deve lasciare spazio alla condivisione dell’agire. Il senso comune delle cose deve prendere il posto del senso assoluto dell’avere. La nuova parola d’ordine per costruire futuro è condividere. Condivisione crea appartenenza ed appartenere significa difendere. Questione di punti di vista, mi si dirà così. Certo, sono punti di vista. La realtà però non è altro che una declinazione dell’azione comune. Insomma sarà pur vero che “su di un cerchio ogni punto d’inizio può anche essere un punto di fine”. Anche questo era il pensiero di Eraclito che però va ricordato, era un uomo dal carattere impossibile e schivo. Di lui si diceva fosse incline al disprezzo. Altri hanno scitto che spregiava il volgo e giustificava la guerra. Insomma un uomo colto tutt’altro che democratico. Sarà per questo che non ha cambiato il mondo e si è rifuggiato nella filosofia.