Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Se le truppe Usa saranno costrette a lasciare l’Iraq cosa faranno gli italiani?

di Lorenzo Peluso.

La situazione in Medio Oriente si aggrava di ora in ora. Ieri il voto del parlamento iracheno, il presidente Usa Donald Trump ha risposto minacciando sanzioni. «Se le truppe Usa saranno costrette a lasciare l’Iraq ci saranno sanzioni enormi contro Baghdad», ha detto Trump, dopo aver cercato, inutilmente, di fermare il voto del parlamento. Gli americani avrebbero cercato di persuadere i vertici iracheni a fermare gli sforzi del parlamento, perché un ritiro sarebbe “catastrofico” proprio per l’Iraq, rischiando di finire sotto l’influenza dell’Iran e, in questo caso, costringendo gli Usa appunto a imporre sanzioni. Trump è tornato anche a minacciare l’Iran: «Se Teheran attaccherà gli Usa ci sarà una grave rappresaglia da parte degli Stati Uniti». L’Iran intanto ha annunciato lo stop dell’accordo sul nucleare. Una decisione a cui si sono subito opposti Germania, Francia e Gran Bretagna. «Chiediamo all’Iran di ritirare tutte le misure che non sono in linea con l’intesa sul nucleare», affermano in una dichiarazione congiunta la cancelliera Angela Mekel, il presidente Emmanuel Macron e il premier Boris Johnson. Da Teheran però la linea è durissima. «Se gli Usa compiranno un nuovo attacco dopo la rappresaglia iraniana per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, Teheran cancellerà Israele dalle carte geografiche». Sono queste le parole di Mohsen Rezai, ex capo delle Guardie della rivoluzione, e attuale segretario del Consiglio per la determinazione delle scelte, un organo di mediazione fra le diverse istituzioni dello Stato. «Le truppe statunitensi – ha proseguito Rezai nel corso di una commemorazione di Soleimani a Teheran – saranno presto espulse dalla regione». Il ministero degli Esteri iraniano, nel frattempo, chiama in causa l’Europa. I Paesi europei non siano «complici del crimine degli Usa». Così si legge in un tweet pubblicato dal portavoce del ministro, Abbas Musavi, in reazione alle dichiarazioni del premier britannico Boris Johnson e del presidente francese Emmanuel Macron. Non è infatti passata inosservata la comprensione dei due rispetto alla decisione del presidente Usa Donald Trump di uccidere il generale iraniano Qassem Soleimani. «Non è degno di noi – scrive Musavi – sperare che coloro che hanno contribuito a questa minaccia americana alla pace e alla sicurezza internazionale ci consolino. Però consigliamo loro di essere abbastanza intelligenti da non essere complici del crimine degli Usa». Rimane alta la tensione anche per i militari italiani in missione in Iraq. Per lo Stato Maggiore della Difesa, non è cambiato nulla nella missione che vede 926 i militari italiani impegnati nell’operazione ‘Prima Parthica’: tutto procede come definito dal mandato. Intanto la Coalizione a blocacto al momento ogni attività addestrativa. I compiti del contingente italiano nell’operazione ‘Prima Parthica’, iniziata il 14 ottobre 2014, sono: contribuire con personale qualificato agli staff dei comandi della coalizione; attività air-to air refueling a favore degli assetti aerei della coalizione; ricognizione e sorveglianza con velivoli e aerei a pilotaggio remoto; addestramento delle forze di sicurezza curde ed irachene.