Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Sassy, La Divina

Eduardo Sineterra

“Il testo è importante per me quando canto una canzone. Conosco bene i testi della maggior parte degli standard. Non appena ascolto un arrangiamento mi vengono delle idee, come se suonasi un sassofono. Credo di non cantare mai una canzone nello stesso modo”

Sono trascorsi ormai trent’anni dalla morte di una tra le  cantanti più celebri del jazz americano del secolo scorso. Sarah Lois Vaughan (Newark, New Jersey, 27 Marzo 1924 – Hidden Hills, California, 4 Aprile 1990) figlia di un falegname e chitarrista dilettante e di una lavandaia e corista nella chiesa locale, come buona parte dei colleghi musicisti del suo tempo, s’avvicina precocemente al mondo della musica, suonando il pianoforte e cantando da solista nella Chiesa Battista di Mount Zion. Non appena quindicenne comincerà ad esibirsi all’Apollo Theatre di Harlem e la sua interpretazione di Body And Soul conquisterà tutto il pubblico presente. Notata dal cantante Billy Eckstine, entra a far parte della band di Earl “Fatha” Hines. Le prime registrazioni della sua carriera le inciderà accompagnata da giovani e talentuosi musicisti come Charlie Parker e Dizzy Gillespie (il brano Lover Man sarà registrato insieme a questi solo successivamente). Grazie all’interessamento del pianista e scrittore Leonard Feather registra le sue prime quattro canzoni: Signing Off, No Smoke Blues, Interlude e East Of the Sun. Poco tempo dopo però la Vaughan lascerà la band iniziando a perseguire quella lunga carriera da solista che la destinerà al coronamento della critica come tra le iniziatrici e simbolo del rivoluzionario genere bebop. Nel 1947 sposa il trombettista George Treadwell, il primo dei suoi quattro mariti che ne diviene anche suo manager e, l’anno seguente, la rivista specializzata Metronome la definirà “Influence Of The Year” consacrandola tra i più grandi maestri del jazz. La divina così è pronta a soli ventiquattro anni a scalare le classifiche di tutte le riviste mondiali. Suonerà con i musicisti più celebri del suo tempo come Miles Davis, Clifford Brown, Count Basie e Quincy Jones e lungo tutto il periodo di intensa attività concertistica e discografica, composta da più di cento album, tra registrazioni studio, collaborazioni e concerti live, Sassy (come la Vaughan amava definirsi) riceverà ben due nomination ai Grammy Awards. 

“Mi sento carina, così carina, mi sento carina, spiritosa e brillante! E compiango qualsiasi ragazza che non sia io stessa questa sera. Mi sento affascinante, oh così affascinante, è allarmante quanto mi senta affascinante e così carina che a stento credo di essere reale”. Sotto la guida di Quincy Jones, che provvedeva anche alla produzione discografica di molte sue performance live, spesso Sassy iniziava i concerti proprio con questo brano, dal titolo I Feel Pretty, per descrivere se stessa, il suo personaggio e conquistare calorosamente il suo pubblico. Nelle registrazioni Jones voleva trasmettere la straordinaria irripetibilità di ognuno di quei concerti epocali attraverso i rumori della platea sempre più entusiasta, vivace e vicina al suo idolo; per ottenere ciò faceva posizionare i microfoni ambientali in modo tale da riprendere tutto il clamore proveniente dal pubblico, trasgredendo ad ogni tecnica tradizionale di ripresa dal vivo che sino ad allora si concentrava esclusivamente sulla musica. Di lì a qualche anno questa prassi sarebbe stata largamente utilizzata per le prime registrazioni live di giovani band emergenti inglesi. Ora, sarà anche per questo motivo che tanto Paul McCartney dei Beatles quanto Mick Jagger dei Rolling Stones hanno più volte espresso riverenza e gratitudine alla divina ed alla sua musica?