Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Sarà un altro tempo. Lo dimostra la teoria della giraffa, purtroppo.

di Lorenzo Peluso.

Chi ci ridarà il tempo, come faremo a recuperare il tempo? Il tempo che abbiamo smarrito; quello che non abbiamo vissuto. Il tempo che non abbiamo compreso, quello speso inutilmente nell’attesa, quel tempo carico di pensieri, inutili. Il tempo che è andato, nel silenzio e nel vuoto. Come faremo, quando ci ritroveremo, saremo magari più vecchi, più spenti, forse anche meno interessanti. Insomma, è il tempo che segna ogni cosa. Quel tempo che scorre come l’acqua di un fiume che senza saperlo, arriverà al mare. Nel tempo perduto abbiamo lasciato quel che sembra ogni giorno scontato. L’incontro casuale, al bancone del bar, il profumo del caffè, il sorriso all’amico, i discorsi insensati e le risate stonate. Il camminare per strada, senza pensare, poi l’amico che chiama e ci si mette a parlare. Quel tempo prezioso del poter non fare, per scelta di ognuno a cosa rinunciare. Il tempo del fare, del correre, dell’andare. Il tempo di cercasi, trovarsi, lasciarsi andare. Il tempo per parlare, guardandosi in viso. Quello di litigare, di arrovellarsi a trovare soluzioni improbabili sulle cose da fare. Il tempo per le carezze, al nonno, alla madre. I discorsi con il padre. Le liti con i figli ed i progetti per domani. Eppure di tempo ne abbiamo, le ore ed i giorni scorrono lenti. Dunque anche più tempo, nel suo scorre lento. Distanziamento sociale, così lo hanno definito, questo nostro nuovo modo di vivere. Distanti, attenti. Solitari, silenziosi, preoccupati e dunque stressati. Giorno dopo giorno, stiamo rinunciando al nostro essere umani, solidali, disponibili. Lo facciamo travolti da un male che si sta insediando dentro le nostre vite, che faremo fatica a curare perché, questo è chiaro, non ci sarà un giorno in cui tutto questo finirà e d’incanto ritorneremo ad essere ciò che eravamo. Non lo saremo più perché il tempo che scorre  e che viviamo, come è nella natura dell’essere umano, trasforma e modella i comportamenti antropologici seguendo la teoria ampiamente dimostrata dell’evoluzione della specie. Insomma, se per secoli la Giraffa ha dovuto adattarsi nel corpo per reperire il cibo sulle fronde degli alberi, sempre più grandi, allora c’è stato un tempo dove la Giraffa era meno goffa e con un collo aggraziato. Dunque è una questione di tempo, quanto tempo passerà prima che il collo si allunghi, sempre più. La questione è che non è che ci possiamo fare molto, insomma non possiamo fermare il tempo. Tra un’ora, tra dieci ore, domani, sarà trascorso tempo che nel mentre abbiamo consumato adattandoci a questo distanziamento sociale. Niente cene tra amici, niente aperitivi al bar, niente calcetto il giovedì; neppure la domenica in piazza. Nessun convegno, nessun dibattito, ne scontro politico. Neppure i cantieri in strada e la gente che guarda. Le comari del paese non hanno neppure più chi criticare. Niente da spettegolare dal barbiere. Neppure le inutili discussioni del lunedì sul campionato di calcio che in Italia è sempre falsato. Gli sfoghi, le frustrazioni di un cambiamento epocale sulla natura dell’uomo social ora viaggiano solo in rete. Li si consuma tutto. E’ un cambiamento epocale che darà vita ad un altro uomo, dunque una società sconosciuta che già stiamo costruendo giorno dopo giorno, nel mentre che il tempo scorre. E’ solo questione di tempo. Più ne scorre più la metamorfosi antropologica ci porterà ad essere altro. Attenzione, non è reversibile se non con altro tempo e comunque non sarà mai più ciò che è stato. Lo dimostra la teoria della giraffa, purtroppo. Rimane quel senso di romanticismo, tutto da riscoprire, su quel che eravamo, per poter riaffermare che forse eravamo molto meglio di ciò che apparivamo. Nel mentre rimane la dolorosa costatazione che nessuno più ci ridarà il nostro tempo.