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Salute – Tumore alla prostata, l’apalutamide allontana la metastasi

redazione

Due anni in più senza dolore, con una buona qualità di vita, liberi dalle metastasi: è il risultato possibile con apalutamide, farmaco innovativo per la terapia del carcinoma prostatico non metastatico ma ad alto rischio di diventarlo, approvato poche settimane fa dall’European Medicines Agency (Ema) per il trattamento dei pazienti che sono anche resistenti alla terapia ormonale classica. In attesa dell’arrivo di apalutamide nel nostro Paese, gli esperti riuniti in occasione del 34° Congresso dell’European Association of Urology, a Barcellona dal 15 al 19 marzo, sottolineano che il nuovo farmaco rende possibili terapie sempre più personalizzate e precoci, ritardando il ricorso alla temuta chemioterapia e garantendo un incremento nella quantità e qualità di vita anche nei pazienti più difficili, per i quali finora non erano disponibili trattamenti efficaci. “Lo studio Spartan, sulla base del quale è stata richiesta all’Ema l’autorizzazione alla commercializzazione di apalutamide – spiega Walter Artibani, urologo e segretario della Società Italiana di Urologia – ha dimostrato che in pazienti non metastatici, resistenti alla castrazione e con alto rischio di progressione, il nuovo farmaco allunga di circa due anni il periodo libero da metastasi. Con apalutamide, infatti, il tempo alla comparsa della prima metastasi aumenta da 16 mesi, con le terapie ormonali attualmente disponibili, fino a oltre 40 mesi con apalutamide”. Lo studio Spartan, pubblicato sul New England Journal of Medicine lo scorso anno, ha dimostrato che apalutamide associato alla terapia ormonale classica di deprivazione androgenica riduce del 72% la mortalità e il rischio di progressione metastatica, aumentando di oltre 2 anni il periodo libero da metastasi in pazienti ad alto rischio. In questi soggetti, divenuti resistenti alla castrazione, non si riscontrano metastasi con le analisi di imaging tradizionale ma il Psa è in rapida crescita, a indicare un elevatissimo rischio di progressione verso le metastasi. Apalutamide, che si assume per via orale, agisce come inibitore del recettore degli androgeni: ciò, oltre a prevenire il legame degli androgeni al recettore, impedisce che il recettore stesso entri nel nucleo delle cellule tumorali e si leghi al dna, bloccandone così la trascrizione. Tutto ciò ‘blocca’ il tumore ritardando le metastasi. “Per i pazienti questo significa ben 2 anni in più di qualità di vita invariata e senza dolore, quindi due anni in più da vivere in maggior serenità – sottolinea Artibani – Un vantaggio tangibile per i pazienti, che purtroppo hanno la certezza di andare prima o poi incontro a metastasi e quindi convivono con una spada di Damocle difficile da tollerare”.