Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Salute – Sindrome del Tunnel Carpale: a rischio donne over 40 e operai

redazione

Se il nervo è intrappolato nel tunnel, vale la pena farselo sbrigliare. Ma spesso in molti preferiscono stare alla larga dai chirurghi. La scelta tra bisturi e cure mediche riguarda milioni di italiani colpiti dalla Sindrome del Tunnel Carpale, in particolare donne dai 40 ai 60 anni di età, operai che utilizzano il martello pneumatico e chi pratica tennis. L’uso del mouse, per anni considerato uno dei “fattori di rischio” per lo sviluppo della patologia, non è più sotto accusa. E’ quanto emerge da “Venice day 2016”, il congresso dedicato alle neuropatie periferiche in programma fino domani a Venezia (Hotel Monaco Gran Canal) promosso con il contributo non condizionante di Sigma-tau, e che vede la partecipazione di illustri specialisti in Neurologia, Ortopedia, Fisiatria, Reumatologia di fama internazionale. “La sindrome del tunnel carpale, che è una neuropatia del nervo mediano al polso, è innanzitutto secondaria alle dimensioni di una strettoia fisiologica che tutti noi abbiamo nel polso ma in alcune persone è più angusta che in altre – ha spiegatoGiorgio Cruccu, direttore del Dipartimento di Neurologia e Psichiatria dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza e presidente del Congresso -. È una predisposizione geneticamente determinata”. Cosa fare alla comparsa dei primi sintomi, come il senso di addormentamento o di formicolio durante la notte? “Innanzitutto occorre recarsi dal proprio medico di famiglia – consiglia il prof Cruccu -. Il problema si presenta all’inizio della condizione, quando il paziente non è ancora in grado di localizzare il disturbo e non c’è alcun segno oggettivo che porti a diagnosticarlo correttamente. In questo caso è necessaria una visita neurologica, un esame elettroneurografico ed eventualmente una risonanza magnetica cervicale. Nel dubbio si può da subito indossare nelle ore notturne un palmare che impedisca alla mano di andare incontro ad eccessive flessioni ed estensioni durante il sonno”. In occasione del congresso sono stati presentati i dati preliminari di uno studio clinico sull’efficacia della Lac (L-acetilcarnitina) sulla STC. La ricerca, condotta per nove mesi su 85 pazienti dai 18 ai 65 anni di età, ha coinvolto 5 centri di Neurologia (Policlinico Gemelli di Roma, Ospedale Niguarda di Milano, Università di Genova e La Sapienza di Roma). “Dai dati preliminari su 40 pazienti abbiamo riscontrato – ha spiegato il Cruccu, coordinatore della ricerca – che la terapia con L-acetilcarnitina dà dei risultati inaspettati. Abbiamo visto un miglioramento di moltissimi parametri strumentali: questo ci ha sorpresi e ci rende molto fiduciosi sul futuro”.