Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Salute – Il 14 marzo Giornata Mondiale del Rene

redazione

Prevenzione a tutto tondo e per tutti quella prevista a Roma il 14 marzo in occasione della Giornata Mondiale del Rene. E’ così che la celebrano cardiologi e nefrologi, nello stesso giorno a Congresso nella Capitale. Sarà mobilitato un team di medici dalle 10 alle 16, a Piazza del Popolo, supportati dalla Croce Rossa Italiana. La popolazione sarà invitata ad un controllo della funzionalità renale di base: analisi delle urine mediante stick, consulto con il nefrologo e misurazione della pressione arteriosa costituiranno il primo passo, salvo essere indirizzati ad una ecografia renale nel caso in cui i nefrologi individuino un particolare sospetto diagnostico. Il tema della Giornata Mondiale del Rene quest’anno è la disponibilità di cure nefrologiche diffusa su tutti i territori (https://www.worldkidneyday.org/2019-campaign/2019-wkd-theme/). La malattia renale cronica colpisce circa del 10% della popolazione generale (fino al 40% degli anziani) ed è una delle prime cause di morte in Italia. 850 milioni di persone nel mondo hanno una malattia renale e le forme croniche rappresentano la 6a causa di morte con circa 2,4 milioni di vittime ogni anno, mentre le forme acute (AKI) sono responsabili di 1,7 milioni di decessi. “Eppure la malattia renale ed i suoi fattori di rischio non sembrano essere una priorità nelle programmazione sanitaria nazionale: basti pensare che la rete italiana dei reparti di Nefrologia è prossima ad un drastico sfoltimento a seguito della revisione dell’offerta sanitaria ospedaliera prevista secondo la Legge Balduzzi”, spiega Fulvio Floccari, Dirigente Medico della UOC Nefrologia ASL RM4 e Consigliere dell’Associazione Italiana di CardioNefrologia. “Tale revisione della rete nefrologica – avverte – chiuderà molte Unità Operative, ad oggi presenti capillarmente nella provincia italiana, e le riorganizzerà solo negli ospedali più grandi (quelli con bacini di utenza superiore a 600.000-1.200.000 abitanti). Tale misura comporterà una oggettiva difficoltà per il malato di reni ad incontrare lo specialista nefrologo in una fase precoce di malattia e ridurrà la Nefrologia italiana ad una rete locale di centri emodialisi (chiamati a gestire i malati nei quali la malattia ha ormai compiuto la sua storia naturale, privando completamente i pazienti della funzionalità renale) e ad una serie di “hub” dove verranno concentrate le risorse, ad inesorabile distanza dal malato”.