Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Salute – Ogni anno 5mila donne con carcinoma

redazione

Il tumore al seno metastatico rischia di essere una malattia “dimenticata”, sull’onda dei tanti successi contro il carcinoma mammario. Quando il cancro al seno non si diffonde altrove, la sopravvivenza è infatti dell’80% a dieci anni dalla diagnosi: insomma, sempre più spesso le donne guariscono. E si può essere tentati di credere che la guerra contro il tumore al seno sia stata vinta. Non è così, perché il 20-30% delle pazienti va incontro a ricadute e soprattutto il 5-10% riceve la diagnosi quando il tumore è già grave, metastatico, fin dall’inizio: accade a circa 5 mila italiane ogni anno, e sono oltre 37.000 le donne costrette a convivere con il carcinoma metastatico, più difficile da curare e con una sopravvivenza media di soli 2 anni e mezzo. In un prossimo futuro anche questo tumore potrà tuttavia diventare sempre più spesso e sempre più a lungo una malattia ‘cronica’, grazie alle novità in arrivo dalla ricerca scientifica in questo campo e grazie alla nuova road map politica sul tumore al seno metastatico dell’European Working Group (EWG), preparata grazie al supporto non condizionante di Lilly.

Presentato oggi a Milano, è un documento che per la prima volta traccia un percorso chiaro e preciso per affrontare la malattia a livello italiano ed europeo e per gestire al meglio le pazienti. Quattro le macro-aree di intervento indicate dagli esperti: un’assistenza basata sulla conoscenza, aumentando l’utilizzo dei registri tumori, pensando a percorsi centrati sulle pazienti e migliorando l’adesione alle linee guida sul trattamento; una ricerca sempre più orientata alla raccolta di dati provenienti dalla ‘real worl practice’; un accesso paritario a cure e trattamenti, integrando nelle valutazioni di efficacia non solo la sopravvivenza ma anche la sopravvivenza libera da progressione di malattia e la qualità di vita delle pazienti; un maggior sostegno a pazienti e caregiver, per esempio migliorando le tutele sul lavoro e garantendo aiuti economici, psicologici e lavorativi anche ai familiari che si prendono cura delle pazienti.

“La percentuale di donne che guariscono da un tumore al seno continua a crescere – spiega Laura Biganzoli, presidente di Eusoma (European Society of Breast Cancer Specialists), direttrice del Centro di senologia dell’Ospedale di Prato e membro italiano di EWG – ma non possiamo focalizzarci solo sugli indubbi successi e perdere di vista quel 20-30% di donne che ha una ripresa di malattia e il 5-10% di pazienti che riceve la diagnosi di tumore metastatico fin dall’inizio. Il percorso di queste pazienti è molto eterogeneo non solo per le caratteristiche della malattia, molto variabili fra un caso e l’altro e con conseguente rischio di non aderenza alle linee guida ma anche per la presenza di disparità regionali nell’organizzazione e nel finanziamento del trattamento. Inoltre, la gestione complessiva di un paziente con malattia metastatica è più complessa rispetto a quella di pazienti non metastatici. È perciò molto importante portare l’attenzione su di loro, perché oltre alle migliori cure hanno diritto ad avere una vita sociale e lavorativa di buona qualità nonostante le difficoltà connesse ai trattamenti e ai frequenti controlli in ospedale; le pazienti con un carcinoma al seno metastatico devono poter vivere una vita normale fin quando possibile e la nostra speranza è che la nuova ‘road map’ politica, portando in primo piano le loro esigenze, costituisca un punto di svolta per aumentare la sensibilità pubblica nei confronti di questo tema troppo spesso dimenticato. Vogliamo sensibilizzare popolazione e politici sulle necessità delle pazienti, dare a queste donne gli strumenti per comprendere le decisioni terapeutiche e fornire a loro e ai caregiver, che sono spesso i familiari più stretti, reali tutele: il tumore al seno metastatico non colpisce soltanto la donna ma tutta la sua famiglia, è essenziale estendere il sostegno a tutte le persone coinvolte nella cura. E, soprattutto, avere sempre come obiettivo la qualità di vita delle donne affette da questa patologia”.