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Salute – Appello degli scienziati a Oms: “combattiamo il fumo”.

redazione

L’Oms adotti “un approccio più positivo alle nuove tecnologie e innovazioni potenzialmente in grado di porre fine in modo più rapido all’epidemia di malattie legate al fumo”. Con una lettera pubblicata ieri sul Financial Times, settanta tra i massimi esperti del settore sanitario e attivisti anti-tabacco hanno sollecitato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dare una possibilità al vaping e ad adottare un approccio più favorevole alle sigarette elettroniche e alle altre alternative al fumo, “che hanno il potenziale di debellare più velocemente la diffusione di malattie fumo correlate”.

La lettera congiunta a Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS, arriva alla vigilia dell’incontro per la definizione della politica in materia di tabacco e sigarette elettroniche e, scrive Ft, “mira a influenzare la conferenza in programma questa settimana a Ginevra della Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco, volta a definire la politica sanitaria internazionale in materia”. “A livello globale – si legge nella missiva – si sono avuti grandi cambiamenti nel settore del controllo del tabacco e della salute pubblica a partire dalla firma della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco nel 2003. È impossibile ignorare o negare l’aumento di Sistemi Alternativi di Somministrazione della Nicotina (ANDS). Si tratta di tecnologie nuove e consolidate che somministrano all’utente nicotina senza la combustione di foglie di tabacco e l’inalazione del fumo di tabacco. Tali tecnologie offrono la prospettiva di vantaggi significativi e rapidi per la salute pubblica grazie alla “riduzione del danno da tabacco”. Gli utenti che non possono oppure che scelgono di non rinunciare all’uso della nicotina hanno l’opzione di passare dai prodotti ad alto rischio (principalmente sigarette) a prodotti che, oltre ogni ragionevole dubbio, comportano un rischio di molto inferiore rispetto ai prodotti da fumo (ad es. prodotti a nicotina pura, prodotti del tabacco senza fumo a bassa tossicità, vaporizzatori o prodotti a tabacco riscaldato). Riteniamo che questa strategia potrebbe dare un contributo sostanziale all’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile per ridurre le morti premature causate da malattie non trasmissibili”.

L’appello illustra ciò che Clive Bates, ex-responsabile del Gruppo di pressione britannico “Action on Smoking and Health” e tra i sottoscrittori della lettera, ha definito una “grossa spaccatura nella comunità della sanità pubblica”. Da un lato l’approccio alla “riduzione del danno” promosso dai 70 firmatari, che ritengono che l’assunzione di nicotina attraverso prodotti che non bruciano il tabacco, in particolar modo le sigarette elettroniche, è molto meno pericoloso del fumo – e dovrebbe essere incoraggiato per allontanare i fumatori dalle sigarette. L’altro approccio, che domina la prospettiva dell’OMS e della Convenzione Quadro che amministra, favorisce invece una forte regolamentazione o il veto assoluto di quei prodotti che sono chiamati ANDS (Alternative Nicotine Delivery Systems, sistemi alternativi di rilascio della nicotina) o ENDS (Electronic Nicotine Delivery Systems, sistemi elettronici di rilascio della nicotina), perché i loro effetti sulla salute non sono stati sufficientemente investigati e possono offrire ai giovani una via d’accesso alla dipendenza da nicotina e dal fumo. Secondo un rapporto sugli Ends preparato in vista dell’incontro di questa settimana dal segretariato della Convenzione, le vendite a livello globale sono cresciute da 2,76 miliardi di dollari nel 2014 a 8,61 miliardi nel 2016 e, stando alle proiezioni, raggiungeranno quota 26 miliardi di dollari nel 2023. Gli Ends sono vietati in 30 Paesi, mentre la relativa regolamentazione e disponibilità varia considerevolmente altrove. Nella lettera sottoscritta, i sostenitori della riduzione del danno, la maggior parte dei quali sono docenti presso le facoltà o gli istituti di medicina, hanno sollecitato l’OMS a non lasciare che le incertezze riguardo agli effetti a lungo termine delle sigarette elettroniche ne blocchino l’immissione in commercio. “Vero è che non avremo informazioni complete sugli effetti dei nuovi prodotti finché non saranno stati utilizzati in via esclusiva per svariati decenni – e considerate la complessità delle abitudini d’uso, questo potrebbe non succedere mai”, scrivono. “Ma abbiamo già sufficienti conoscenze sulla base dei processi fisici e chimici coinvolti, della tossicologia delle emissioni e dei marker di esposizione per essere fiduciosi del fatto che questi prodotti senza combustione sono molto meno dannosi del fumo”.