Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Riforma del Credito Cooperativo. La parola a chi non si è fatto ammaliare dal canto delle “sirene”

di Lorenzo Peluso

E’ un riconoscimento importante per le banche virtuose, sane e soprattutto alla banche che hanno avuto la forza e al determinazione di non farsi ammaliare dal canto delle “sirene”. La “riforma della riforma”, come l’ha definita lo stesso premier Giuseppe Conte ha messo un punto fermo sul futuro del sistema delle Bcc, le Banche di credito cooperativo. Dunque la riforma della riforma concede più potere alle banche di credito cooperativo che aderiscono a gruppi più grandi e sei mesi di tempo in più alle banche per aderire alle tre holding Iccrea, Cassa Centrale Banca e Raiffeisen. Noi ne abbiamo parlato con il direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca.

“Importante la visione del governo Conte nel voler restituire più potere alle banche di credito cooperativo, che nel progetto di riforma precedente venivano pressoché assorbite nella capogruppo. Noi ci siamo sempre battuti per l’autonomia, non perché siamo dei visionari indipendentisti, ma semplicemente perché forti del nostro virtuosismo, coscienti nel ruolo importante che svolgiamo ogni giorno al fianco delle imprese e delle famiglie sul territorio, abbiamo insistito e resistito, mi verrebbe da dire, a fusioni, accorpamenti, e matrimoni. Insomma, noi alla nostra autonomia non rinunciamo. La BCC di Buonabitacolo è patrimonio dei soci, dei clienti, delle imprese e delle famiglie che vivono nel Vallo di Diano, nel Golfo di Policastro e nel lagonegrese, e rimarrà tale” afferma il direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca.

La decisione del governo Conte spinge dunque in avanti il ruolo auspicato dalle BCC. Insomma l’equilibrio dei poteri dei futuri gruppi bancari, ora si sposta in direzione delle banche locali. “Palazzo Chigi ha deciso di alzare fino al 60%, prima era appena sopra il 50%, la quota minima del capitale della capogruppo che dovrà essere detenuta dalle banche del gruppo bancario cooperativo. Inoltre con un’innovazione che sta facendo già mugugnare e non poco gli ambienti della Bce, che avrebbe voluto dare più peso a manager indipendenti ed esterni, la meta’ più due dei componenti dei cda dei gruppi bancari ora dovranno essere espressione delle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo. Questa è una grande vittoria per le BCC che dunque potranno contare su una vera rappresentanza in termini di governance. Infatti le nuove  linee strategiche saranno decise dalla capogruppo in consultazione con le singole banche, che avranno quindi più potere decisionale; le bcc più virtuose, sulla base dei livelli di rischio e dei requisiti prudenziali fissati dalla vigilanza, avranno maggiore autonomia nel definire i propri piani strategici e operativi. Era ciò che chiedevamo, ed ciò che abbiamo ottenuto. Noi a differenza di altri, ci siamo battuti per questo. Molteplici le pressioni e le richieste che abbiamo operato sempre, costantemente, con il nostro presidente, in sede di Banca d’Italia e di Federazione delle BCC” ha aggiunto il direttore De Luca

Da ricordare che comunque la vigilanza sui gruppi resterà in capo alla BCE, a Francoforte insomma. La piena efficacia della riforma delle Bcc viene rinviata di sei mesi. Nel decreto milleproroghe appena approvato contiene anche alcune modifiche della disciplina,  non solo una proroga per consentire agli operatori di stare al passo con tutti gli adempimenti richiesti, anche per le banche popolari, ma anche alcune misure di disciplina che realizzano una riforma della riforma.

“In realtà, ci aspettiamo molto di più dal governo, questo va detto. La questione che a mio avviso sembra sostanziale sono i tempi. Insomma la proroga sia occasione per dare definitivamente  il ruolo che spetta alle banche del territorio, quelle sane e virtuose. Lo si deve fare in temi certi e brevi, senza rischiare oltremodo di creare confusione e preoccupazione inutile nella clientela. Le banche del territorio che hanno già sofferto lacerazioni interne, hanno già affrontato cambiamenti, ora chiedono solo di poter continuare a lavorare nello spirito di quando sono nate. Noi siamo le banche dei piccoli artigiani, degli agricoltori, degli operai, delle famiglie. Le risorse che investiamo arrivano dal risparmio di gente che ogni giorno lavora, noi rimettiamo in circolo il sacrificio economico di chi crede ancora in una stretta di mano come patto di lealtà; di chi conosce personalmente il direttore o l’impiegato allo sportello bancario. Insomma, noi siamo una banca della fiducia che deve dare fiducia e deve scommettere su chi crede che investire nelle nostre piccole comunità sia un’opportunità e non una speculazione” ha concluso il direttore Angelo De Luca.