Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Rifuggite l’oggi, perché stasera sarà già domani.

di Lorenzo Peluso.

Cosa accende veramente la nostra vita? Occorre chiederselo prima o poi. Insomma, “fatti non foste per vivere come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” ed è vero. Il sommo poeta aveva ragione. Cosa davvero rende l’uomo vivo, attivo, intraprendente? Siam soliti considerare la nostra esistenza come un percorso fatto a tappe, dove ogni meta diviene un tassello che si incastona ed arricchisce la strada tortuosa della vita. Un viaggio tra spensieratezza, per chi ne ha avuta, tra conoscenza, spesso obbligata, per poi approdare alla maturità. Il lavoro, la professione, il benessere economico, la famiglia, i figli. Tanta strada da percorrere, spesso in modo scomposto, per raggiungere una meta, con tante soste, però. Impegnati come siamo nel viver quotidiano, spesso neppure ci interroghiamo sul perché delle cose e sul come le affrontiamo. Ciò che spesso non consideriamo è il senso stesso di tutte le cose, che a parer mio, risiede nella speranza. C’è chi li chiama sogni, certo; chi solo fuorvianti illusioni. Ma tuttavia è quella consapevolezza di poter sperare che alla fine accende, ogni giorno, la passione del vivere. Il seguir “virtute e canoscenza”, è di suo già la migliore spiegazione al tutto. la straordinarietà di Orazio, ci consegna una lezione di vita, a tal riguardo.

“Non domandare tu mai quando si chiuderà la tua vita, la mia vita, non tentare gli oroscopi d’oriente, male è sapere, Leucònoe. Meglio accettare quello che verrà, gli altri inverni che Giove donerà o se è l’ultimo, questo che stanca il mare etrusco e gli scogli di pomice leggera”. Insomma, non è logico neppure interrogarsi sul domani, tanto il tempo scorre e la vita è segnata. Piuttosto vivi l’oggi ma con la sapiente virtù di ieri. Orazio infatti aggiunge: “Ma sii saggia: e filtra il vino, e recidi la speranza lontana, perché breve è il nostro cammino, e ora, mentre si parla il tempo è già in fuga, come se ci odiasse! così cogli la giornata, non credere al domani”. Insomma, vivi oggi e non ti curare troppo del domani, che tanto, forse arriverà. ma se ci si ferma un istante, uno solo, allora ditemi voi come non pensare al perché del tutto. Insomma, io credo che alla fin fine la vita vive finché c’è un ‟ancora” da vivere. e se questo è vero, allora non possiamo non considerare l’attesa e la speranza. Mi direte: ma il vivere nell’attesa e nella speranza ha un certo che di follia. Bene, vi rispondo. Ora ditemi però cosa è la follia. Condivido in questo mio pensiero il dire di Eugenio Borgna che osa accostare il mondo della follia alla frenesia della poetica, “perché i poeti”, come asserisce Heidegger: ‟Sono i più arrischianti”. Ecco, allora il mio pensiero. Occorre essere poeti per sperimentare e spingere la mente fino al suo limite. La poesia rende libero l’animo che lascia cadere la propria armatura tesa a proteggere la paura del nostro vivere. Come dunque possiamo pensare alò domani senza sperare? E poi, che senso avrebbe la bellezza del tutto senza l’inquietudine dell’attesa? Dunque datemi speranza, datevi speranza,  rifuggite l’oggi, perché stasera sarà già domani.