Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Riforma delle Bcc, Onida: “E’ inconstituzionale, non c’è più mutualismo”

redazione

“Ci sono molti profili di incostituzionalità nella riforma delle Bcc a cominciare dall’obbligo per le Banche di credito cooperativo di entrare in un gruppo che a sua volta è guidato da una società per azioni e quindi non ha le caratteristiche della cooperativa a mutualità prevalente”. Lo ha detto Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, commentando l’ipotesi di riforma delle Banche di Credito Cooperativo in un convegno a Napoli, organizzato dall’Università Parthenope. Secondo Onida questo principio “indebolisce moltissimo il carattere fondamentale delle Bcc che è quello di non essere banche che inseguono il profitto per i propri soci ma hanno il compito di realizzare forme di mutualità tra i soci e di sostegno all’economia delle comunità locali”. Sui problemi attuali delle Bcc a competere sui mercati globali, Onida spiega: “Le Bcc nella maggior parte dei casi sono robuste dal punto di vista economico, sono sorrette dai soci e dall’imprenditoria locale e servono l’impresa locale. Non c’è ragione che vadano a essere obbligate ad aderire a una capogruppo che non è una cooperativa ma una spa in cui i voti vanno in base alla quota di capitale e non una testa un voto come accade nelle coperative”. Onida specifica quindi i motivi di incostituzionalità: “L’incostituzionalità è quindi prima di tutto in relazione all’articolo 45 della Costituzione, che impegna la Repubblica a sostenere e garantire la cooperazione a mutualità prevalente. Ma è violato anche l’articolo 41 perchè la libertà di iniziativa economica deve potersi esplicare per finalità di interesse pubblico e generale, invece le Bcc sarebbero costrette a entrare in un gruppo che ha finalità di profitto. Viene violato anche l’articolo 118 all’ultimo comma, che stabilisce il principio cosiddetto di sussidiarietà orizzontale, per cui lo Stato deve sostenere e non impedire le autonome iniziative dei cittadini e delle comunità locali. Infine sono violate anche la norme che prevedono una competenza regionale sulle banche di interesse regionale, come dice l’articolo 117 terzo comma. Con la riforma le Regioni non potrebbero attuare la loro competenza concorrente. Le Bcc di ogni regione sarebbero infatti solo delle appendici di gruppi nazionali”. “E secondo me anche la riforma va contro anche l’articolo 18, secondo cui si può obbligare l’adesione solo a soggetti che perseguono una finalità pubblica e per fini che non siano pretestuosi. In questo caso la capogruppo non persegue finalità pubbliche, ma controlla le banche attraverso l’obbligo di adesione” conclude Onida.