Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Riforma del Credito Cooperativo. I nodi vengono al pettine.

di Lorenzo Peluso.

bcc riforma

E’ battaglia “in campo aperto” tra i due gruppi bancari scaturiti dalla Riforma del Credito Cooperativo. Al centro dello scontro la divisione, nel senso pieno del termine, delle Bcc tra Cassa centrale e Iccrea. A creare tensione nel riassetto cooperativo è l’intreccio azionario con Iccrea.  La questione azionaria era già emersa lo scorso mese di giugno, in occasione della presentazione del progetto industriale di Iccrea. In quell’occasione in dg di Iccrea Leonardo Rubattu chiarì subito due punti. “che ad oggi non ci è pervenuta nessuna richiesta di recesso”. E comunque “eventuali smobilizzi di quote di capitale dovrebbe necessariamente ottenere il benestare del consiglio di amministrazione. E poi tali quote di capitale sono investite in attività della banca”, dunque, nessun buy-back (riacquisto di azioni altrui) e nessun diritto di recesso ai soci “proprio per non creare  scompiglio nell’azionariato” così chiuse il suo intervento Rubattu. Nel frattempo la richiesta di Trento è formalmente arrivata. Il presidente di Cassa centrale Giorgio Fracalossi  ha lanciato  la sua proposta. L’intento di Fracalossi è sollecitare Iccrea a un confronto approfittando di un evento pubblico. “Ora dobbiamo trovarci con Iccrea; le nostre Bcc hanno circa il 23%, circa 260-270 milioni, e occorre individuare il modo di sciogliere questo intreccio”, ha affermato Fracalossi. L’obiettivo è chiaramente trovare una soluzione entro fine anno. Da Iccrea però, al momento, c’è cautela. Chi preme, perché ne ha necessità per il consolidamento del gruppo è certo il gruppo trentino. Entro la fine del 2017 i due progetti aggregatori dovranno essere definitivamente pronti per essere spediti ai primi del 2018 a Bce e Bankitalia per le necessarie valutazioni. Ed al momento cassa centrale ha bisogno di quei 270 milioni,  a tanto ammonta l’intreccio azionario con Iccrea. cassa centrale infatti ha dovuto sostenere un aumento di capitale da 600 milioni, e contestualmente ha dovuto affrontare anche la diluizione dei soci tedeschi di Dz-Bank, scesi ben al di sotto della loro quota storica del 25%. Nonostante la ricapitalizzazione dunque da parte delle Bcc aderenti, a Cassa Centrale mancherebbero risorse importanti da destinare al rafforzamento del patrimonio anche perché, va ricordato, che la riforma fissa la soglia minima a 1 miliardo. E poi c’è il nodo sofferenze. Cassa Centrale deve fare ancora pulizia del suo bilancio. Si stima che occorre lavorare allo smobilizzo di mezzo miliardi di euro crediti difficili. Tempi duri dunque.