Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Reddito di Cittadinanza, un fallimento annunciato.

di Lorenzo Peluso

La panacea dei mali italiani relativi alla povertà, così è stato fatto passare il reddito di cittadinanza. Dunque facciamo un po di conti. Hanno beneficiato del reddito di cittadinanza 1,77 milioni di famiglie, oltre 2,5 milioni di persone, di cui circa 200mila sono disabili e circa 400mila bambini. Il numero degli ‘occupabili’ è di poco superiori a 700 mila (sono 739mila) e l’importo medio è 520 euro per il reddito e 219 per la pensione di cittadinanza. Sono i dati forniti dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, nel corso di un’audizione davanti alla commissione parlamentare di controllo degli enti previdenziali. Il 18 aprile dello scorso anno sono state distribuite ai beneficiari le prime tessere con l’importo mensile.  Quelli che erano i timori dei detrattori si sono confermati come realtà. Il Reddito di cittadinanza è una misura assistenzialistica.  Innazitutto la capacità di indirizzare il Reddito verso chi davvero ne ha bisogno.Poi la sua reale efficacia.  Con il Reddito di cittadinanza bisogna anche recarsi al centro per l’impiego, dove poi si riceveranno  tre proposte di lavoro. Quello che i numeri dicono però è altro. Sono più di 680mila persone che ricevono il RdC senza lavorare. Molti beneficiari non sono impiegabili perché non sono scolarizzati e non hanno specializzazioni. Al Sud la situazione è ancor più drammatica: circa l’80% dei beneficiari sopra i 30 anni non ha completato l’obbligo scolastico e di conseguenza le aziende non sono incentivate ad assumere personale non qualificato. Poi ci sono le irregolarità: nei primi 6mesi del 2019, la Guardia di Finanza ha svolto oltre 23mila interventi in materia di prestazioni sociali agevolate e ticket sanitari. Di questi, il 53% del totale si sono rivelati irregolari con un totale di 11.779 persone segnalate alle autorità. Le conferme del fallimento del RdC arrivano anche dalla Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) che in un rapporto presentato alla Camera a novembre definisce “Scarso se non nullo, al momento, l’impatto del Reddito di cittadinanza sul mercato del lavoro”. Sempre nel rapporto della Svimez viene specificato un aspetto deleterio soprattutto a livello sociale: “Sembra che il Reddito di cittadinanza stia allontanando dal mercato del lavoro anziché richiamare persone in cerca di occupazione”. I dati parlano chiaro e non si può negare il fallimento della misura. Intanto rimane la fotografia dell’Italia, le regioni del Centro-Nord, dal Lazio in su, crescono dello 0,3%; dall’Abruzzo in giù scendono dello 0,2%. Il Mezzogiorno è caduto nella trappola demografica: poche nascite, giovani che se ne vanno, popolazione che invecchia. Dal 2000 a oggi due milioni di abitanti se ne sono già andati. La metà sono giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati. E negli ultimi 15 anni i piccoli comuni montani e collinari con meno di cinquemila abitanti hanno perso 250mila abitanti. Più o meno come se fosse scomparsa tutta la popolazione di Messina. Anche così si spiega perché nel 2065 il Sud perderà altri 5 milioni di persone. Le regioni meridionali sono agli ultimi posti in Europa per tasso di attività e occupazione femminile. Addirittura nel 2018 sono state superate da Macedonia, Guyane francese, Ceuta e Melilla. E dalla crisi economica non si sono più riprese. Rispetto al 2008 ci sono 295mila occupati in meno, nello stesso periodo nel resto d’Italia sono aumentati di 437mila unità. Al Sud cresce solo l’occupazione di bassa qualità, precaria, atipica. E un lavoratore su quattro è a rischio povertà. A questo ritmo nel giro di mezzo secolo il Pil complessivo del Meridione calerà del 40%. Passano gli anni, ma nonostante banche speciali, ministeri ad hoc e fiumi di denaro pubblici, il Sud Italia rimane la più grande area in ritardo di sviluppo di tutta l’Europa occidentale.