Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Randy Weston – tra Madre Africa e il Nuovo Mondo

Eduardo Sineterra

A pochi giorni dalla sua dipartita il mondo della musica celebra uno degli ultimi patriarchi della storia del jazz: Randy Weston (6 Aprile 1926 – 1 Settembre 2018), pianista e compositore afro-americano.

Nato a Brooklyn, New York, durante i ruggenti anni Venti, l’artista, caldeggiato dall’autorevole figura paterna, Frank Edward Weston, ben presto mosse i primi passi verso l’apprendimento delle tecniche e pratiche pianistiche e non passò molto tempo prima di venir completamente rapito dalle note e dai fraseggi musicali dei giganti jazzistici del suo tempo: Nat King Cole, Cole Porter e molti altri. Ma furono Duke Ellington da principio e Thelonious Monk in seguito che più di tutti ne influenzarono ed ispirarono lo specifico talento musicale; di Monk soprattutto dirà: “Suona come devono aver suonato in Egitto cinquemila anni fa”.

Non furono però solo i musicisti ad ispirare il giovane pianista. Oltre questi, a conferma della forte sete di verità e di ricerca che albergavano nell’autore, importante fu l’amicizia instauratasi con il poeta, autore e giramondo Langston Hughes (le note di copertina dell’album Uhuru Afrika del 1960 furono curate dallo stesso Langston). La loro collaborazione durò per molti anni fino alla morte dello scrittore, in occasione della quale Weston, memore dell’amore incondizionato che il poeta nutriva nei confronti del blues, compose la traccia Blues for Langston.

Dal 1954, data di pubblicazione del suo primo album Cole Porter in a Modern Mood,  sino al 2018, data del suo ultimo album Sound – Solo Piano, Randy Weston ha dato alle stampe più di cinquanta dischi, l’uno differente in toto dall’altro. Durante la sua ricca carriera musicale egli non ha mai disdegnato contaminazioni tra forme etno-musicali africane e jazz statunitense (l’album Blue Moses del 1972 è ispirato alla musica Gnawa del Marocco) anzi, per poter avvalorare e realizzare un siffatto meticciato armonico, durante gli anni Sessanta Weston intraprese un lungo viaggio di ricerca proprio nel continente dei suoi padri, l’Africa, a differenza di molti suoi colleghi-viandanti, in quel tempo alla volta di nuovi linguaggi musicali verso mete europee. Il FESTAC (Festival delle arti e della cultura africana), tenutosi a Lagos in Nigeria nel 1977, rappresentò il culmine del suo viaggio: tutti i generi musicali figli della cultura africana, dal jazz alla bossa nova, dalla samba al blues, grazie alla compresenza di circa ventimila artisti provenienti da sessanta culture differenti, tra cui anche nomi del calibro di Stevie Wonder, ivi risuonarono in un unico grande momento storico.

Autore dalle mille e fitte voci, sperimentatore, provocatore di nuovi stilemi musicali tanto variegati quanto unici, ricercatore armonico, ipnotico, contemporaneo quanto atavico; in sei decadi Randy Weston ha donato all’uomo indelebili melodie ed armonie figlie d’ogni tempo.