Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Questione curda, è scontro frontale tra Ankara e la coalizione NATO.

di Lorenzo Peluso.

Il presidente turco Erdogan ha dichiarato che, dopo la vittoria nella regione siriana di Afrin, il suo esercito espanderà le operazioni militari in altre aree controllate dai curdi in Siria e nella regione irachena del Sinjar.  Ad Ankara, Erdogan ha detto che le sue truppe hanno già preso di mira la città siriana di Manbij, così come Ayn al-Arab, nota anche come Kobani, e altre città lungo il confine ad est del fiume Eufrate. Ha insistito sul concetto che la Turchia non aveva alcuna intenzione di “occupazione” in Siria, dicendo che stava semplicemente cancellando l’area di confine dei terroristi. “Prendendo il controllo del centro della città di Afrin”, ha detto Erdogan, “abbiamo concluso la fase più importante dell’operazione “Ramoscello d’ulivo”. Adesso passiamo a Manbij, Ayn al Arab (Kobani), Ras al-Ayn, Qamisli; continueremo questo processo fino a quando aboliremo questo corridoio”. Queste aree sono controllate dalle forze curdo siriane appoggiate dagli Stati Uniti. Erdogan ha detto che le truppe turche potrebbero anche entrare in Iraq per cacciare i militanti curdi dalla regione di Sinjar, se il governo iracheno fosse riluttante a cacciare i militanti dalla zona. Dunque una situazione esplosiva. Da oltre un anno fa, da queste pagine, avevamo raccontato ed anticipato che lo scontro dopo la caduta dell’isis si sarebbe spostato sull’asse Turchia-Kurdistan. Va anche detto che, ufficialmente almeno, l’esercito turco e le milizie siriane, sono riuscite ad entrare ad Afrin senza interferenze da parte degli Stati Uniti, che pure con le forze curde, almeno in apparenza, hanno continuato a collaborare per bonificare la zona dalla presenza degli ultimi miliziani di Daesh. Nonostante questo, però, il governo turco si è lanciato in una polemica verso i vecchi alleati Nato, per via dell’ingente numero di armi di provenienza statunitense che i soldati turchi affermano di aver rinvenuto nell’area. In verità nulla di nuovo. La missione internazionale in Iraq, a sostegno delle forze kurde, prevedeva infatti la fornitura di armi oltre che di addestramento da parte della coalizione, a cui ha partecipato anche l’Italia.  “Abbiamo chiesto più volte agli Stati Uniti di recuperare le armi che avevano fornito ai terroristi del Pyd e dello Ypg – ha dichiarato il vicepremier turco Bekir Bozdag – ma purtroppo non lo hanno fatto. Ad Afrin, quindi, molte di quelle armi hanno dovuto sequestrarle i nostri soldati. Noi non non abbiamo intezione di restare in città come forza di invasione permanente. Lo scopo della nostra operazione è bonificare la regione dalla presenza dei terroristi e ricostruire un clima di pace fiducia e stabilità, così da riconsegnare l’area ai legittimi proprietari” ha aggiunto Bozdag. Lo stesso Erdogan ha più volte ribadito di voler proseguire la campagna verso est, per espellere i curdi dalle città di Manbij, Kobane, e Ras al Ayn. Zone, queste, in cui la presenza statunitense è decisamente piu consistente. Senza giri di parole, Erdogan infatti le scorse settimane aveva già minacciato i vecchi alleati americani di rifilar loro “un ceffone ottomano” se avessero cercato di intervenire in difesa dei curdi.