Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Quel che resta della Befana.

di Lorenzo Peluso.

Fu un inverno rigido, lo ricordano gli annali. Uno di quelli accompagnato dal vento sferzante di un gennaio che lasciò in eredità al carnevale un’aria gelida e persino la neve. Lo ricordo perfettamente. Soprattutto, mi ritorna alla mente la casa di Santa Brigida, modesta, dove i miei avevano iniziato a metter su il loro progetto di vita. La cucina, al centro il caminetto, quello lungo dove ai lati erano posizionate le fornaci per la cucina. All’estremità un lavandino. Il caminetto, alto per noi che eravamo bambini, con al centro la bocca, enorme. Quella mattina del sei gennaio, era il 1976, soffiava un vento che scuoteva la casa. Da quel camino le folate di vento spargevano cenere e fumo, fino al centro della stanza. Non bastava il tempo del destarsi, che d’improvviso ancora vento, cenere e fumo riempivano il tutto. Nel letto, io e mio fratello, abbracciati, scalpitavamo per alzarci. Poco prima, mia madre, aveva riassettato le coperte ed aveva detto: non vi alzate, è freddo; troppo freddo stamattina. Incuranti, sgattaiolammo dal letto, spiando che mamma non ci vedesse, arrivammo in cucina. Insomma, doveva pur essere arrivata per noi la Befana. L’avevamo aspettata per un anno. Quel che trovammo non fu per davvero ciò che avevamo sognato.

Fumo nell’aria, cenere in giro; persino i carboni dal caminetto si spingevano sul lastrico del pavimento. Ricordo ancora, ci guardammo negli occhi, io e mio fratello, lui piccino che aspettava rassicurazioni da me. In realtà a guardare quel camino, poco fuoco, ma tanta cenere e carbone, ebbi da subito l’impressione che le cose non volgevano al bello, per me e per Vincenzo. Eppure la calza appesa la sera prima, non era più li. Pensai subito a tutte quelle urla, quelle rincorse attorno al tavolo per non farmi prendere da mia madre, determinata con la sua celebre ciabatta a darmele di santa ragione. Insomma, a pensarci bene, certo non potevo desiderare altro, se non cenere e carbone, da quella Befana. Ricordo poi, l’arrivo improvviso di nostra madre che vedendoci li, scalzi a piedi nudi sul pavimento, uno accanto all’altro, i suoi due figlioletti, esclamò: vi avevo detto di non alzarvi! Per tutta risposta io osai ancora e chiesi: mamma, ma la Befana non è arrivata? Lei, ci guardò, ricordo ancora i suoi occhi. “Ecco cosa vi ha portato la befana, vi avevo detto che ai bambini che si comportano male, la Befana porta solo cenere e carbone”. Ora che siamo adulti, io e Vincenzo, ci capita spesso di ricordarla quella Befana di tanti anni or sono. Erano altri tempi. Nostro padre, emigrante in Germania, la mamma che non solo doveva accudire noi due, ma aspettava anche un terzo figlio. Insomma cenere e carbone, come da tradizione. Quella vecchina che dispensa doni, ma solo per i buoni, è una tradizione radicata nei nostri paesi che nel tempo ha subito però l’imporsi della figura di Babbo Natale che anticipa i regali, e badate bene, porta solo regali. Oggi è altro; è tutto molto altro. Rientrava nel modello educativo, anche la Befana, certo. Quel che resta del personaggio Befana, è una fusione di tradizioni, costumi, usanze, consuetudini, ma anche di riti e cerimonie che nei secoli si sono stratificati e che la religione cristiana non ha potuto oscurare. Negli adulti continua ad esistere e sopravvive, la Befana. Molto meno nei piccini. Servirebbe forse un passo indietro, un ritorno alle origini, magari servirebbe invocare la presenza della Befana anche per rieducare i nostri figli a conquistarsi, a meritarsi, doni e desideri. Il troppo, il tutto, insomma ogni cosa sempre, senza alcun limite, non credo possa servire davvero a rendere felici i nostri figli. Compensiamo forse la nostra assenza quotidiana, il nostro essere impegnati, ogni giorno, con i regali, con i giochi, esaudendo ogni desiderio dei nostri figli ben prima che venga espresso. Occorre forse fermarci e ripensare alla bellezza del desiderare, del lottare per avere; forse può servire per educare i nostri figli al costruire, al concetto che nessuno ti darà mai nulla se non lo meriterai, se non lo conquisterai con l’impegno.

Per la cronaca, quella sera del sei gennaio di tanti anni fa, dopo una giornata di vento, freddo, cenere e carboni dal camino, poco prima di cena, nostra madre, che era uscita poco prima per delle commissioni, arrivò con un sacchetto in mano. Si avvicinò a noi due, seduti su un divano in cucina, infilò la mano nel sacchetto e tirò fuori due giochini e dei cioccolatini. Senza scomporsi, ma ricordo ancora i suoi occhi lucidi e commossi nel vederci, affermò: è appena passata la Befana, l’ho incontrata per strada, ha detto che si è commossa nel vedervi così, tristi, e vi ha mandato questi due giocattoli e qualche cioccolatino. Ha detto però che appena mi fate arrabbiare, tornerà e si riprende tutto. Il resto, lo lascio alla vostra fantasia.